Bruciori
a orinare.
Negli uomini anche durante l'eiaculazione.
In breve si tratta di:
Regolare la dieta.
Imparare a fare pipì fino in fondo.
Rilassare la zona ano-genitale.
Respirare e praticare l'esercizio del palloncino.
Non contrarsi durante i rapporti sessuali.
Praticare l'automassaggio.
Seguire una specifica dieta alimentare: acqua molto leggera
(tipo Fiuggi o Sangemini), molte verdure, in particolare sedani, carciofi
crudi o cotti, cipolle lesse.
Il
cattivo medico cura i sintomi del male. Così facendo non
guarisce la malattia e essa diventa più profonda e dopo poco
tempo spunta di nuovo in un altro punto del corpo, aggravata. Il
bravo medico scopre quali sono le cause del male e le rimuove. Solo
così il paziente guarisce veramente.
Questa è l'idea della medicina che avevano i medici cinesi
già 2500 anni fa. E ormai il dibattito su questa questione
ha investito tutto l'ambiente medico. Inizia a vacillare la convinzione
che guarire il malato equivalga a liberarlo dal malessere il più
velocemente possibile, attaccando i sintomi della malattia con ogni
mezzo efficace. Questo modo di procedere è valido nella medicina
d'urgenza, quando vi è un imminente pericolo di morte.
Quando i sintomi stanno per uccidere il malato
vanno combattuti senza esclusione di colpi.
Ma è stupido accanirsi contro i sintomi quando la malattia
non minaccia immediatamente la sopravvivenza. In questo caso bisogna
andare a cercare le ragioni del male.
Quando avevo 18 anni mi venne una noiosissima cistite. Andai da
uno specialista che mi prescrisse degli antibiotici, ma senza risultati
apprezzabili: ogni volta che urinavo o eiaculavo, i dolori persistevano.
Mi rivolsi a un medico, che mi fece fare nuove analisi e mi prescrisse
altri antibiotici più forti e specifici.
Nessun risultato.
Consultai un terzo specialista che mi consigliò iniezioni
di disinfiammanti, ricostituenti e antibiotici. Niente. Un quarto
aggiunse, ad antibiotici e disinfiammanti, uno psicofarmaco rilassante
e il massaggio prostatico: quest'ultimo consiste nella pratica barbara
di infilarti un dito nel sedere e schiacciare la prostata, provocandoti
un male cane.
Guarii completamente.
Ma dopo sette giorni i bruciori ripresero.
Visitai un quinto luminare che mi centrifugò di pasticche.
Alla fine della cura perdevo sangue orinando. Il sesto medico mi
consigliò di rinunciare ai rapporti sessuali. Alla fine mio
padre mi accompagnò da uno dei più grandi urologi
del paese, il professor Dell'Adami che per mia fortuna si rivelò
di tutt'altra pasta. Mi rifece fare le analisi, appurò che
c'era un'infezione batterica ma la cosa non lo interessò
più di tanto. Per lui l'infezione non era la causa ma l'effetto
di uno squilibrio dell'intero apparato genitale.
Quando funziona, il nostro corpo è perfettamente
in grado, da solo, di sconfiggere una piccola infezione.
Quindi non si occupò dei batteri, con i quali, nonostante
gli antibiotici, convivevo ormai da due anni.
Fu invece il primo a chiedermi se studiavo molto.
Gli dissi che lavoravo. Facevo il disegnatore, otto-dieci ore al
giorno seduto al tavolo. Mi disse che il mio problema colpiva soprattutto
quelli che stanno seduti a lungo come i camionisti e gli studenti
di medicina. Il sangue circola male, si crea eccessivo calore e
va in tilt la valvola che determina l'uscita di orina o di liquido
seminale. Era un disturbo che aveva scoperto lui dopo anni di ricerche.
Mi prescrisse di camminare, di stare seduto a lungo nella vasca
d'acqua calda (immerso fino al bacino) e di procurarmi un cuscino
di crine di cavallo bucato nel centro (a ciambella). Non guarii
ma iniziai un lento miglioramento. Però era troppo lento.
Mi rivolsi così a una pranoterapeuta, una signora anziana
che mi metteva del ghiaccio sul pisello
dicendomi: «Non ti preoccupare, potrei essere tua nonna».
Non ebbi risultati e così, come molti che sono afflitti da
malattie ormai croniche, resistenti a qualsiasi cura, intrapresi
un lungo pellegrinaggio. Viaggiando in Cina andai da un agopuntore
e tornato in Italia mi recai da un altro... ne visitai cinque, ma
nessuna delle loro cure ebbe un effetto risolutivo, sebbene ne ricavassi
un sollievo momentaneo. Feci due cure omeopatiche, mi fecero bene
ma non guarii. Andai da un paio di maghi che mi tolsero il malocchio
e mi prescrissero preghiere e talismani. Provai svariati infusi
di erbe, impacchi, supposte d'aglio, clisteri di olio e
lavanda,
bagni d'erbe aromatiche. Smisi di mangiare carne, uova, latte, formaggi,
dolci e cioccolato. Provai la macrobiotica. Sperimentai massaggi
indiani, automassaggio cinese, rilassamento yoga, medicine tibetane
e meditazione zen. Ma dopo quattro anni avevo ancora, spesso, violenti
bruciori orinando e raggiungendo l'orgasmo.
Di tutte le decine di medici che mi avevano curato
a nessuno era venuto in mente di chiedermi come facessi l'amore.
Il mio problema stava nel fatto che ero un fantastico eiaculatore
precoce: eiaculavo alla velocità della luce.
E, purtroppo, il sistema che avevo scoperto per aumentare i miei
tempi di copula era quello di contrarre il basso ventre. Questo
comportamento insano era aggravato dal fatto che avevo "il
vizio" di contrarre quella zona anche nei momenti di tensione,
mentre disegnavo e mentre compivo degli sforzi fisici. Ero molto
ansioso e questo atteggiamento si manifestava anche nel mio modo
di far l'amore. A causa della paura del dolore che accompagnava
l'eiaculazione, non riuscivo ad abbandonarmi completamente neanche
durante l'orgasmo. Si era creato un circolo vizioso. Iniziai a rendermi
conto di tutto questo facendo l'amore con una meravigliosa giovane
rivoluzionaria femminista che mi disse: «Calmati, tesoro!».
E mi spiegò che potevamo fare l'amore con meno ansia e uno
spirito più giocoso. Tranquillizzato dal suo piglio materno,
riuscii a lasciarmi andare e, dopo anni, sperimentai i primi orgasmi
senza dolore. Così finalmente (sono un po' tardo), mi resi
conto che c'era un rapporto diretto tra il mio stato di tensione
emotiva e muscolare e l'infiammazione. Se riuscivo a rilassarmi,
a distrarmi, a lasciarmi andare morbidamente e senza ansia, il dolore
non si manifestava. Ma farlo era per me molto difficile.
Ero ormai un giovane di 23 anni, molto esigente e perfezionista,
facile al malumore e alla rabbia; spesso ero incapace di stare con
gli altri e mi rinchiudevo a rimuginare, in solitudine, sulle mie
sfighe esistenziali. Un musone insomma. Con saltuari scatti isterici.
Poco più tardi, verso i 24 anni, mi resi conto che non mi
andava più di vivere in città. Mi trasferii in campagna
e ritrovai una certa tranquillità passeggiando a lungo nei
boschi. Stavo meglio. Mangiavo molte verdure e molto riso integrale
biologico. Ogni tanto mi tornavano lievi bruciori, soprattutto nei
periodi di maggior lavoro e tensione. Mi curavo divorando carciofi
crudi e cipolle lesse e stendendomi per ore a rilassarmi, respirare
e muovere le gambe e il bacino al rallentatore. Facendo l'amore
limitavo i coiti e mi dedicavo piuttosto a pratiche sessuali più
passive nelle quali non era necessario che io durassi a lungo. Il
fatto di sapere esattamente dove fosse la clitoride mi permetteva
di comportarmi così senza peraltro lasciare insoddisfatta
la mia ragazza.
I numerosi calci in faccia ricevuti dalla vita mi avevano via via
insegnato a essere meno ansioso e aggressivo. Un po' di distacco
fa molto bene. Non ha senso prendersela per questioni di poco conto.
Spesso non ha senso incazzarsi neanche per le storie importanti.
Se incazzarsi non serve a niente, perché
farlo? Tanto le cose vanno comunque come devono andare. Anzi spesso
prendersela troppo peggiora la situazione. Invece, se sei un po'
più distaccato, ragioni meglio e la tua calma ha un effetto
pacificatore sugli altri.
Arrivare a capire questo fu comunque un processo che richiese molto
tempo. La svolta definitiva arrivò in seguito a un aggravamento
dei sintomi. Erano passati 20 anni dall'inizio della mia malattia
e potevo considerarla quasi guarita.
In quel periodo iniziai a fare conferenze in pubblico e a cantare
in un gruppo di rock demenziale. Ogni volta che dovevo affrontare
una platea ero colpito da un attacco fulminante di emorroidi e contemporaneamente
la cistite ricominciava a ululare. Dopo lo spettacolo, a causa della
paura e della tensione, ero in condizioni dolorosissime e vergognose,
visto che nessuno si esime dal prendere in giro chi è afflitto
da questo malanno. Non ci voleva molto a capire che i due disturbi
erano intimamente collegati. Così mi trovai a dover restare
a letto per giorni e a pensare di sottopormi a un intervento.
Per mia fortuna, dopo 2 anni di questa recrudescenza dolorosa, scoprii
che adoravo far l'amore a lungo, senza preoccuparmi dell'erezione
e dedicandomi invece a rilassare, respirando profondamente, tutto
il ventre fino al pube e all'ano. Fu questa tecnica di amore in
totale abbandono psicologico e muscolare che liquidò finalmente
sia le emorroidi che i residui di cistite.
In realtà, nonostante gli infiniti tentativi, non ero mai
riuscito a rilassare veramente la zona genitale. Farlo senza sapere
come procedere è veramente difficile. Alla fine ci riuscii,
in parte, con la respirazione profonda, in parte immaginando che
la zona compresa tra pube, ano e vescica fosse come un palloncino
pieno d'acqua.
È un sistema un po' stupido ma funziona. Ascoltare come la
forza di gravità deforma questo palloncino dentro di sé
in modo diverso a secondo delle posizioni che si assumono. Cercare
di rilassare il palloncino e di abbandonarlo alla pressione dell'attrazione
terrestre. Così riuscii finalmente a raggiungere uno
stato di totale decontrazione.
Fu allora che mi accorsi che facevo sempre la pipì troppo
in fretta. Non svuotavo mai fino in fondo la vescica e questo
contribuiva a mantenere contratto il muscolo pubococcigeo. Imparando
a svuotarmi fino in fondo e praticando l'esercizio del palloncino,
iniziai a vivere con i muscoli pelvici rilassati. Fu così
che ritrovai la piena salute di tutta l'area e, finalmente, riuscii
ad avere rapporti sessuali totalmente appaganti (solo ogni tanto
nei giorni di tempesta, quando la furia degli elementi si abbatte
sul veliero del mio cuore e la paura mi artiglia il petto sento
lieve un piccolo bruciore. Ma è così lieve che non
è un problema, semmai è un primo campanello d'allarme
che mi fa capire quando chiedo troppo a me stesso).
Vi ho raccontato questa mia esperienza perché chiarisse,
più di tanti discorsi, la necessità di affrontare
globalmente certi disturbi, collegati al modo di vivere e di pensare
di una persona.
Attaccare i soli sintomi non serve. Lo testimoniano milioni di persone
che passano la vita a curare malattie croniche che non guariscono
mai e che li costringono a convivere col dolore e il disagio. Debellare
una malattia cronica significa vincere una grande sfida, stabilire
una premessa formidabile per evolversi psicologicamente.
Quasi tutti i dottori si ostinano a curare la parte più superficiale
della malattia (nel mio caso l'infezione), per niente scoraggiati
dall'inutilità delle cure. E lo stesso atteggiamento è
seguito da molti terapeuti alternativi. Sono settoriali, non vedono
il malato come un insieme e non vanno a cercare le cause profonde
dello squilibrio che, nel caso delle malattie croniche, sono sempre
errori di atteggiamento emotivo e di abitudini di vita.
È da notare però che questa prassi medica ha in realtà
una causa diversa dalla semplice pigrizia o incompetenza.
Il problema sono i pazienti e la loro passività
verso il male.
Spesso il terapeuta è visto come un guaritore miracoloso
e ci si abbandona passivamente nelle sue mani. Non è possibile
curare un malato che non diventi soggetto della cura, che non si
incarichi di capire egli stesso la natura del proprio male e gli
errori di atteggiamento e comportamento che lo fanno ammalare. La
guarigione prevede un cambiamento nel modo di pensare. Bisogna chiedere
al medico non di guarire il malato, ma di dargli gli strumenti per
guarire da solo. Se quando avevo 19 anni mi avessero insegnato l'amore
morbido, senza erezione, e il rilassamento, avrei probabilmente
risolto i miei malanni molto rapidamente. Ma solo a patto di diventare
da subito il protagonista della cura.
Guarire dalle mie cistiti in un mese sarebbe stato comunque impossibile,
perché erano il segnale di uno squilibrio non superficiale,
accumulato nel tempo e causato da un modo di essere radicato nella
mia personalità. Superare queste malattie croniche comporta
perciò una rivoluzione del modus vivendi. Ovviamente questo
pone un problema pieno di implicazioni filosofiche. Non è
possibile guarire un paziente che non capisce come deve collaborare
con il medico o che non è in grado di cambiare se stesso.
Come dicevano anticamente i cinesi
"Nessuna cura può guarire uno stupido".
Questa realtà spiega anche perché la medicina storicamente
abbia incontrato tante difficoltà ad affrontare la malattia
alla radice. I medici lavoravano per vivere e perciò curavano
soprattutto i ricchi e i potenti. Gente spesso arrogante e presuntuosa,
che rifiuta l'idea di essere nel torto e che vuole essere servita
senza fare tanta fatica. E in fondo questo è l'atteggiamento
che abbiamo un po' tutti.... Perciò non possiamo limitarci
a biasimare i medici se le cose sono andate così. è
certo però che, se ti trovi ad avere una malattia cronica
e vuoi veramente guarire, devi innanzi tutto guarire il tuo punto
di vista sui medici.
Gesù disse: "Ama il prossimo tuo come
ami te stesso". Cioè, se non ami te stesso come puoi
pensare di amare qualcun altro?
La malattia non è un elemento estraneo da vincere, è
un fenomeno da capire, un'occasione per conoscere quali sono i comportamenti
che si allontanano dalla tua natura e danneggiano il tuo essere.
Curarti diventa così un'appassionante indagine alla ricerca
di te stesso. Tu diventi l'oggetto della tua attenzione, il mondo
da scoprire, la cosa più importante. Ci hanno insegnato a
non essere egoisti né egocentrici, ma è un insegnamento
che induce in errore.
Se non sei curioso di conoscerti, di scoprire cosa ti fa stare meglio,
come puoi avere la sensibilità per comprendere gli altri,
amarli, aiutarli, ridere e giocare con loro? Sapere che io sono
per me la cosa più importante del mondo e che la mia missione
è vivere con gioia e allegria, è il secondo passo
della guarigione.
Bisogna poi imparare a distinguere le proprie esigenze essenziali
primarie e difenderle con dignità. Troppe persone sono afflitte
da mali incurabili solo perché non hanno la forza né
la fiducia necessarie per abbandonare situazioni invivibili.
Per tornare a un esempio già fatto, quante donne intelligenti
stanno con uomini che le picchiano solo perché sono prigioniere
di un sistema di valori morali che nega loro il diritto alla felicità
in nome "dei figli", "per evitare lo scandalo"
o semplicemente perché non possono "accettare la sconfitta"?
Quest'ultima motivazione è particolarmente curiosa quanto
diffusa. Non ci si sacrifica per gli altri ma per se stessi, solo
che l'obiettivo non è la nostra felicità o il nostro
benessere, ma il nostro onore, la nostra autostima. Si tratta di
un egoismo rivolto non verso la propria persona reale, in carne
e ossa, ma verso un'immagine di se stessi alla quale si è
affezionati. La propria identità, il personaggio, l'autostima...
chiamatela come volete ma questa è la più grande cazzata
megagalattica che mai sia stata inventata, e tritura più
vittime lei di qualunque epidemia di virus cattivi che si divertono
a farci a pezzi i linfonodi. E bada bene che tutti ce l'abbiamo
dentro questo grossolano errore di pensiero, e ci vorrà tempo
per eliminarlo.
Trovare la tua vera natura significa innanzi tutto capire cosa fai
per te veramente (cosa ti fa ridere e ti dà piacere fisico,
serenità e soddisfazione) e cosa invece fai per onorare il
feticcio mentale della tua personalità, la soddisfazione
unicamente psicologica di corrispondere alla tua immagine precostituita.
Bisogna imparare a chiedersi "ma perché voglio fare
così?" Il gusto dov'è?
La cartina di tornasole per capire se vuoi fare qualche cosa solo
per un tuo feticcio sta nel fatto che i desideri veri sono indirizzati
verso una soddisfazione diretta di un bisogno. Faccio questo perché
mi piace e mi piacerà anche il risultato che otterrò.
I piaceri mentali invece ti costringono a eseguire un compito che
ti fa schifo. Insisti solo perché sei convinto che così
otterrai quello che vuoi. E quando lo ottieni ti accorgi che vuoi
già un'altra cosa.
Non stai mai lì a goderti quel che hai
e spali merda per trovare i diamanti.
E poi ricordati che i finti desideri, le fisime mentali,
non fanno mai ridere. I desideri autentici, in carne e ossa, invece
sono buffi. Questo è l'inizio. Nelle prossime pagine illustreremo
un modo inusuale di considerare la cura. Ti proporrò alcuni
esperimenti in grado di farti scoprire la potenza della tua mente
inconscia e come utilizzarla per sviluppare la tua personalità
naturale e la tua capacità di autocurarti.
Nell'ultima parte del libro troverai invece alcuni consigli per
affrontare, caso per caso, le malattie più diffuse. Infatti,
avendo avuto la fortuna di ammalarmi molto spesso, posso darti un
parere di prima mano sulla maggioranza dei disturbi elencati nell'enciclopedia
medica.
I
consigli di Antonella Concina
ALIMENTAZIONE
Bere molta acqua e tisane diuretiche. Eliminare asparagi, pomodori,
spezie e gli alimenti irritanti quali bevande alcoliche, caffè,
tè, bevande gassate. Bere succo di limone e preferire mele,
porri (ottima la minestra), rape crude. Aggiungere all'alimentazione
yogurt e fermenti lattici.
IMPACCHI
Si possono fare degli impacchi al basso ventre con le foglie di
cavolo-verza (2-3 strati) da tenere tutta la notte.
OLIGOELEMENTI ED INTEGRATORI
Si possono alternare le fiale di rame-oro-argento a quelle di manganese-rame.
Vitamina C
e Vitamina A.
FITOTERAPIA
Infuso di: foglie di betulla 20 g, foglie di uva ursina 20
g, epilobio 15 g, verga d'oro 15 g, tarassaco 15 g, ginepro 15 g,
un cucchiaio da tavola per tazza bollente.
OLI ESSENZIALI
Caieput, 2-4 gocce in un po' di miele, 3-4 volte al giorno. Eucalipto,
2-4 gocce in un po' di miele, 2-3 volte al giorno Pino, 3-5 gocce
in un po' di miele, 3-4 volte al giorno.
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