|
|
|
TERAPIA
DEL DOLORE
|
Ci
sono casi nei quali neanche l'automassaggio
piacevole ti può tirare fuori dai guai. È
il caso del mal di denti, a esempio. Un ascesso è un processo
meccanico di gonfiamento doloroso provocato da un'infezione che solo
un'incisione può risolvere. Se è notte, non hai analgesici
né dentisti a portata di mano, l'unica cosa che puoi fare è
sopportare. In casi simili, l'unica cosa è prendere il dolore
per il verso giusto. Innanzi tutto bisogna separare il dolore dalla
paura del dolore. Spesso infatti la tensione psicologica agisce da
moltiplicatore del male. C'è da dire subito che la sofferenza
ha un tetto fisiologico. Schiacciarsi un dito o maciullarsi un braccio
non fa molta differenza. Inoltre, aldilà di un certo livello,
il corpo decide che il dolore è troppo e quindi si cade in
uno stato confusionale, si sviene o si muore.
Quindi
non c'è da temere. Rinfrancati dall'esistenza di questo
fantastico meccanismo di autobloccaggio del dolore, puoi quindi affrontarlo
con calma e determinazione. Che fare? La strategia deve mirare a far
scattare il più presto possibile uno stato di abbandono mentale.
Quanto più tu resisti al dolore, tanto più attivi la
mente razionale e la volontà e tanto più a lungo soffri.
Al contrario bisogna cessare ogni resistenza. Abitualmente tendiamo
a circondare il dolore con un'area di contrazione. Prova invece a
non interferire, a lasciare che il dolore si espanda. Per qualche
istante il male aumenterà d'intensità, finché,
raggiunto il culmine, scatta qualche cosa e il cervello entra in uno
stato di torpore che ti porta rapidamente al sonno (o al coma... ma
via, cerchiamo di essere ottimisti!).
Un'altra tecnica per annullarsi davanti alla sofferenza me l'ha suggerita
Cinzia Lenzi. Consiste nel rilassarsi immaginando che il corpo si
espanda e che cessino di esistere i confini tra sé e il letto,
l'aria e tutto il resto. Una notte in cui ben quattro denti del giudizio
mi tormentavano le gengive, sperimentai un'altra figurazione estremamente
efficace per mettere K.O. la mente razionale e non registrare il dolore.
Immaginai di morire. Mi dissi "O.K. sto per morire, non ce la
faccio più, muoio! Addio tramonti, donne fantastiche, imprese
colossali. Ho vissuto abbastanza, ho avuto un'immensa fortuna quasi
tutti i giorni. Ecco muoio. Click". E ho fatto come se stessi
morendo, mi sono rannicchiato, compattandomi tra le lenzuola e ho
fatto "click" dentro di me, spegnendo la luce e cercando
di accettare con un mezzo sorriso qualunque cosa fosse successa.
Insomma, mimai la morte migliore che potessi immaginare. Non fu
difficile, anche perché sapevo che è molto raro morire
per una cosa del genere. Infatti non morii.
In compenso il dolore diventò un evento che percepivo, ma al
di là della dimensione nella quale vivevo. Non so come spiegarlo
meglio. Poi mi addormentai. Il giorno dopo, i denti del giudizio avevano
finalmente perforato le rispettive gengive, e io avevo soltanto un
normalissimo male cane. |
Torna
alla Home page
|