|
Guarire
la mente
La malattia è il tuo miglior
analista
Ma perché funziona questo
pensiero positivo?
In che modo i pensieri negativi
agiscono contro di noi?
Le scelte insignificanti creano
la nostra realtà
Come il pensiero negativo si
cristallizza
La meditazione che aiuta a sciogliere
i pensieri negativi
Guarire
la mente
Tutte
le tecniche fin qui descritte sono molto importanti ma da sole non
potranno risolvere tutti i tuoi problemi di salute. Lo stato d'animo,
l'umore, il ridere o la depressione influenzano la salute determinando
la secrezione di determinate sostanze. Ormai tutti i ricercatori
sono d'accordo su questo. È ancora in discussione soltanto
un punto: quanto è importante l'elemento psicologico?
Io
credo che il nostro atteggiamento verso la vita, verso noi stessi,
sia molto più essenziale di quanto comunemente si pensi.
L'idea che noi abbiamo di noi stessi e del mondo nel quale viviamo
determina tutta la nostra esistenza, minuto per minuto.
Ora ti invito a fare un piccolo esperimento.
Fermati per un minuto, respira, rilassati e chiediti perché
non riesci ad avere dalla vita quello che desideri. Potrebbe anche
essere utile scrivere queste cause. Allora, che cosa non va nel
mondo? Che cosa non va in te?
In questa lista troverai il disagio
verso un mondo che non ti capisce, che non ti protegge, che non
ti rispetta, che non ti ama. E, se hai avuto veramente voglia di
guardarti dentro, ci sarà anche il disagio di non sentirti
capace, abbastanza forte, piacente, efficiente. Forse sei incostante,
forse hai le mani bucate, forse non hai qualità, dignità,
voglia di vivere. Sicuramente hai le tue buone ragioni per pensarla
così. Hai verificato decine, centinaia di volte quanto il
mondo, la gente, sia cattiva, volgare, meschina, sadica. Hai visto
infinite volte quanto tu sia capace di distruggere le occasioni
fortunate, bruciare in un attimo quello che avevi accumulato con
enormi sacrifici, deluso chi ti amava.
È ovvio che prima di arrivare a idee così negative
su di te e gli altri tu abbia riflettuto a lungo.
Forse però vorrai prendere in considerazione un punto
di vista completamente diverso. Io penso che, nei secoli, l'umanità
abbia costruito un gigantesco errore mentale, un'ideologia folle
che viene tramandata di padre in figlio. La nostra capacità
di ragionare è costruita intorno a una serie di idee sbagliate.
Fin dalla nascita non ci viene insegnato a sentirci parte del mondo.
Ma come faremmo a vivere se l'universo non ci amasse? Ci viene insegnato
che non siamo abbastanza bravi, buoni, intelligenti. Ma come potremmo
essere sopravvissuti a tutte le difficoltà che abbiamo incontrato
se non fossimo stati all'altezza di superarle? E quante volte il
mondo ci ha aiutato?
Trovatemi una sola persona che non abbia mai detto: "Mi
sono salvato per miracolo". Accade continuamente, ma non prendiamo
sul serio neppure le nostre parole. Questo modo di vedere il
mondo è devastante. Vanifica i nostri sforzi, garantisce
fallimenti, amplifica le difficoltà e gli errori, crea depressione.
Ed è all'origine dei 5 terribili sentimenti negativi che
affliggono l'umanità.
Separazione
Non sentirsi parte del mondo
Risentimento
Nutrire odio e desiderio di vendetta
Disapprovazione
Criticare gli altri e se stessi
Senso
di colpa
Sentire il rimorso per i propri errori e le proprie inadeguatezze
Paura
Il mondo non ti ama. Tutti sono sempre pronti a sfruttarti, saltarti
addosso, aggredirti.
Questi
cinque sentimenti avvelenano la nostra vita. Si cristallizzano in
un atteggiamento, una modalità di parlare, agire, relazionarsi,
progettare, essere, che determina più di ogni altro fattore
il trascorrere dei nostri giorni. Quante volte, guardando il comportamento
di un'altra persona, hai pensato che gli sarebbe stato possibile
migliorare la propria vita, cambiare una certa situazione, tentare
una nuova esperienza e hai visto che la sfiducia, la paura, il risentimento
glielo impedivano? Non credi forse, sotto sotto, che questo valga
anche per te?
Quante volte hai notato un'analogia tra il male che ha colpito
quel tale e il suo modo di essere? In effetti sono molte le
persone che davanti a gravi malattie hanno basato la cura soprattutto
sullo sforzo di modificare l'idea di se stessi, l'atteggiamento
verso il mondo. È un percorso non facile.
1 - Nessuno ti può convincere che il mondo ti accoglie
con amore. Nessuno ti può insegnare a sentire che ovunque,
in tutto ciò che esiste, c'è una magia positiva che
tu puoi sentire e condividere. Nessuno può darti questa sensazione
positiva di essere parte dell'universo. È già quasi
impossibile trasmettere a un altro adulto il piacere che provi davanti
a un quadro, una musica, una danza, un tramonto.
Solo i bambini, che sono molto ricettivi,
apprendono rapidamente a gioire di queste esperienze se vengono
proposte loro con amore. Da grandi è molto più difficile.
Solo se tu vuoi veramente scoprire in te questo piacere dell'appartenenza
puoi farlo partendo dalle cose che nella vita ti hanno dato gioia
e entusiasmo: l'amore, l'arte, l'amicizia, il gioco, lo sport, l'impegno,
l'avventura.
Sviluppare il senso di appartenenza al mondo, la convinzione che
tu sei vivo perché il mondo ti desidera e ti ama, ti permetterà
di sperimentare un diverso atteggiamento verso le cose e i primi
successi che sperimenterai ti incoraggeranno. Il mondo è
pieno di ricchezze infinite. Tutto è prodotto con grande
abbondanza. L'aria, l'acqua, l'infinita varietà della bellezza,
migliaia di frutti deliziosi sono lì, pronti a nutrirci,
ristorarci, darci piacere. Se non ci fosse la stupidità umana a
rovinare i piaceri vivremmo davvero in un paradiso terrestre, assistiti
da macchine meravigliose che ci divertono e ci risparmiano i lavori
più faticosi. Basta che tu trovi l'atteggiamento giusto verso la
vita perché tu ne possa godere in abbondanza.
2 - Nessuno ti può convincere a guardare sinceramente
dentro di te e vedere nel tuo intimo come il risentimento, il senso
di colpa, la paura, l'idea di essere incapace, si sono cristallizzate
in un modo particolare di sentirti, di vederti, di considerarti.
Tutta la tua vita, le tue scelte, le tue malattie ruotano intorno
a questo fulcro, a quest'immagine segreta di te che non confessi
neppure nei tuoi pensieri più segreti.
*
* *
Capire
questo è difficile. Guardare in faccia il disprezzo che
nutriamo per noi stessi e per gli altri è duro. Ma la
difficoltà sta solo in questa prima fase: capirsi, capire.
Poi diventa naturale accorgersi quando dietro un pensiero, una frase,
c'è la paura, il risentimento, il senso di colpa o di inferiorità.
Sostituire tutta questa immondizia accumulata negli anni con pensieri
positivi, con l'amore per se stessi, gli altri, il mondo, diventa
facile perché dà vantaggi costanti e immediati e diventa
un formidabile strumento per affrontare le difficoltà, cercando
in primo luogo di sciogliere l'atteggiamento sbagliato che ha provocato
il male.
È vero che non tutto quel che ci succede dipende da noi;
è vero che cambiando l'atteggiamento non diventeremo onnipotenti
e immortali. Però è anche vero che ci sono donne che
finiscono sempre con uomini che le picchiano e donne che non si
fidanzano mai con qualcuno che le picchia. La differenza sta nell'atteggiamento.
Gli uomini violenti fuggono le donne che hanno stima e amore per
se stesse. A una donna simile potrà certo capitare un'aggressione
casuale per strada ma mai si sposerà con un manesco. E, bada
bene, avrà comunque meno probabilità di essere aggredita
da uno sconosciuto perché porta scritto in faccia che non
sarà una vittima facile. Lo dice il suo modo di muoversi,
di parlare, ecc.
I violenti sono vigliacchi e cercano persone malate di sfiducia,
di paura, di poca autostima: persone, insomma, che non riusciranno
a mobilitare tutte le energie per reagire, si faranno prendere dal
panico e resteranno paralizzate davanti al sopruso.
La
malattia è il tuo miglior analista
Visto
che gli schemi mentali negativi sono tra le cause della malattia
e ne determinano la forma, possiamo usare i mali che ci affliggono
come uno strumento prezioso per capire che cosa ancora non abbiamo
capito di noi stessi. Cito il lavoro sul Pensiero Positivo
fatto da Louise Hay e riportato nel suo libro Puoi guarire
la tua vita, Ed. Armenia.
La Hay si è curata seguendo il metodo del pensiero positivo
dai postumi psicologici di violenze e stupri subiti nell'infanzia
e da un conseguente tumore alla vagina per il quale le erano stati
dati pochi mesi di vita. Il suo metodo si basa sulla dieta, la preghiera,
l'ottimismo, l'amore per se stessi e gli altri, la meditazione.
Assistita da uno psicoterapeuta, la Hay si è curata anche
sfogando emozioni e rabbie represse, urlando e prendendo a pugni
i cuscini. Inoltre si è dedicata alla pratica di dirsi ad
alta voce, davanti allo specchio: "Io ti voglio bene, io
ti amo, tu sei una persona meravigliosa" e complimenti
simili.
Può sembrare una sciocchezza parlare da soli davanti allo
specchio ma lei sostiene che queste ritualità hanno un grande
potere di influenzare l'inconscio, "riprogrammare" il
nostro computer interno e cancellare i vecchi "nastri mentali"
che costantemente ci ripetono che non valiamo niente e il mondo
è la cacca di un dinosauro stitico.
Ma
perché funziona questo
pensiero positivo?
La
difficoltà di capire il pensiero positivo sta nel fatto che
ci propone un modo di vedere il mondo totalmente diverso. Essenzialmente
si tratta di considerare le idee come fatti reali e concreti. Pensare
di essere incapaci non solo limita le nostre effettive capacità
di fare qualche cosa di più complicato di una scoreggia. Il pensiero
di non valere niente crea intorno a noi una realtà che moltiplica,
a ogni passo, le difficoltà, aumentando la possibilità
di insuccesso. A sua volta, l'insuccesso rafforza in noi la convinzione
che non valiamo niente, ci caccerà così in situazioni
ancor più difficili e spiacevoli.
In
che modo i pensieri negativi
agiscono contro di noi?
Quando
stai male non c'è armonia: il lavoro non va, l'amore è
un supplizio, la famiglia una gabbia di tigri rabbiose, ti sembra
di non avere via d'uscita, che nulla possa cambiare. In realtà
non è così.
Ogni giorno, ogni ora, noi compiamo senza accorgercene un'infinita
quantità di scelte. Diciamo una cosa con un tono o con un
altro, decidiamo di stare zitti. Rivolgiamo la parola con disponibilità
e interesse a qualcuno che non conosciamo, oppure evitiamo il contatto
limitandoci a dare l'informazione richiesta o il servizio che ci
viene pagato. Seguiamo una strada o un'altra, cogliamo o no un'occasione,
sperimentiamo o no un approccio diverso, leggiamo o no un libro.
Scartiamo ogni giorno migliaia di scelte potenziali senza neppure
rendercene conto. Ogni giorno della nostra vita può prendere
una via, una sola. E noi la scegliamo senza dare molta importanza
a questa scelta. Ci comportiamo come se fossero scelte irrilevanti.
Invece ogni piccola scelta apre la possibilità di incontrare
successive opportunità e coincidenze. Si determinano così
altre scelte che via via faranno prendere alla nostra vita una direzione.
Per ogni direzione scelta ne scartiamo mille altre.
Non ci preoccupiamo del fatto che ogni decisione ha infinite
ricadute, apre possibilità a diverse coincidenze, casualità,
contatti, opportunità. No. Noi ragioniamo moltissimo
sulle scelte importanti, quelle che determinano veramente il nostro
futuro. Certo le scelte importanti sono importanti. Ma quante sono?
10, 20, 50 al massimo. Ogni giorno compiamo 100 scelte poco importanti
che diventano decine di migliaia in un anno. Sono queste che costituiscono
il tessuto della nostra esistenza e che finiscono per dominare la
nostra realtà globale.
Le
scelte insignificanti
creano la nostra realtà
E
noi lasciamo che queste scelte vengano fatte dal nostro ego, automaticamente.
Per ego intendo proprio il modo che noi abbiamo di pensare a noi
stessi. L'idea che ho di me diventa la mia potenzialità.
Il pensarmi in un certo modo è la prima realtà che
il pensiero crea. Io creo me stesso pensandomi e, a partire da questa
idea di me, immagino un mondo a mia immagine e somiglianza. Un mondo
speculare, un mondo che è la proiezione della mia idea. E
vedo solo ciò che io credo esista. E cerco ciò in
cui credo. E se credo che tutti mi aggrediscono, alla fine, seguendo
il flusso di tante piccole scelte negative, trovo veramente persone
interessate ad aggredirmi. Oppure credo che il mondo sia essenzialmente
pronto a donarsi a chi desidera accoglierlo, e alla fine trovo persone
e situazioni che confermano quest'idea.
In tal modo l'atteggiamento verso le cose diventa la realtà,
o meglio, realizzazione del desiderio insito nel punto di vista
iniziale. In sostanza è un'idea vecchia di secoli: "Aiutati
che Dio t'aiuta", "Cuor contento il ciel l'aiuta",
"Chi non risica non rosica", "La fortuna aiuta gli
audaci", "Chiedete e vi sarà dato" diceva
Gesù. Se tu desideri qualche cosa devi diventare ciò
che la ottiene. Se vuoi affondare nell'acqua, non nuotare. Diventa
un sasso. Il sasso affonda nell'acqua perché è un
sasso, è nella sua natura di sasso affondare, diceva il Buddha
di Herman Hesse.
Come
il pensiero negativo si cristallizza
Louise
Hay dice che la malattia è il tentativo del corpo di adeguarsi,
di rappresentare le idee sbagliate. Il corpo ci ubbidisce. La paura
ci fa tendere i muscoli della testa fino a strozzare la radice dei
capelli. Così diventiamo calvi. Il rifiuto di sapere cosa
ci sta accadendo intorno crea malattie agli occhi e alle orecchie.
Quando nella nostra vita c'è qualche cosa che giudichiamo
totalmente inaccettabile o vogliamo negare il nostro valore, viene
il mal di testa.
L'ira trattenuta porta a brufoli, febbri e macchie della pelle.
I mali alle ginocchia sono segno di rigidità, incapacità
di essere flessibili, ecc.
Louise Hay propone tutta una serie di ipotesi del genere e dice
che le ha verificate corrispondenti alla realtà nel 90-95%
dei casi. La sua ricetta è di opporre, all'idea negativa
sulla capacità che ha provocato il mal di testa, una frase
ripetuta che affermi il contrario, tipo: "Io sono perfettamente
adatto a realizzare i miei desideri e amo farlo". Questo metodo
può aiutare forse alcuni. Ma se non ti convince, come non
convince del tutto me, puoi limitarti a capire l'essenza di questo
metodo, trovando un modo diverso di applicare i principi di base.
Io ho letto i libri della Hay per capire il suo pensiero, che ho
trovato molto sollecitante anche se un po' estremista.
La Hay non ha mai voglia di ridere su quel che dice. Ma forse ha
le sue buone ragioni. Anche questa è una cosa che ho faticato
a imparare: non accettare tutto o scartare tutto delle idee degli
altri ma cercare di cogliere ovunque quella frazione di verità,
derivata dall'esperienza concreta (vale a dire, dalla ricchezza
che ciascuna persona può regalarti).
La soluzione che ho trovato più adatta a me è quella
di fare uno sforzo di sincerità, di guardarmi dentro e vedere
come io mi immagino veramente. Mi è successo quando mi sono
rotto il menisco. Come abbiamo visto, per la Hay le ginocchia sono
un simbolo di flessibilità. In altri termini, io ero troppo
rigido. Ho riflettuto su questo e ho scorto come dentro di me il
risentimento e la paura abbiano creato un ego (un'idea di me stesso,
un cristallo che è il fulcro della mia personalità),
solo apparentemente aperto e disponibile. C'è in me un nucleo
piccolo, ma durissimo. Una sbarretta di acciaio al vanadio che rifiuta
di aprirsi, di unirsi, di fluire. È la mia fortezza inespugnabile,
la presunzione di poter fuggire al mondo creando un luogo che è
mio dominio assoluto, che ha la forza di non essere parte di questo
mondo. Ne ho parlato con la mia amica Gabriella e lei mi ha detto
che al contrario si sente una scatola vuota che esiste solo come
produttrice di monete da scambiare con gli altri. Lei si rifiuta,
rifiuta l'idea di poter essere amata e considerata. Non si ama e
non si stima. Lei non ha male alle ginocchia, soffre però
di terribili mal di testa. Ho iniziato a meditare su questa mia
visione di me.
Ho cercato di percepire il funzionamento del meccanismo di base,
di vedere come avveleno la mia vita e, soprattutto, ho cercato di
vedere quante opportunità perdo ogni giorno, seguendo le
mie vie altezzose. Mi sono accorto di quanto sia pazzesco, inutile
e faticoso pensare che sei separato dal mondo; lottare per creare
un luogo dentro di te dove il mondo non possa raggiungerti e colpirti.
Far così vuol dire anche creare un luogo dentro di te dove
il mondo non possa far giungere la sua energia, il suo nutrimento
vitale. Cioè crearsi una personalità, un ego, che
inaridisce, perché non è più nutrito dalla
corrente della vita. Lo stesso accade a chi crede di non esistere.
Anche ciò che non c'è non può ricevere la linfa
vitale dell'universo.
Sostanzialmente tutti soffriamo in varie forme delle molteplici
affascinanti conformazioni dello stesso male. In un modo o nell'altro
neghiamo il nostro essere parte del mondo. Inventiamo un'identità,
il nostro ego malato, che non fa parte del mondo e che afferma se
stessa come altro, come antagonista del mondo. Milioni di persone
hanno provato a camminare sui carboni ardenti. Non si sa come
ciò sia possibile, ma è un fatto che si ripete ovunque
nel mondo. Si può imparare a farlo in un paio di giorni al
costo di poche centinaia di migliaia di lire. A me non interessa
farlo, però è una prova indiscutibile del potere della
mente. Se penso che i carboni ardenti siano acqua fresca posso camminarci
sopra, per qualche metro, senza pericolo di scottarmi. Se questo
è possibile, è possibile anche che una persona si
convinca di non essere un frammento indivisibile dell'universo.
E così invece di godere del tuo essere cellula, nutrita e
consigliata dalla linfa vitale che scorre ovunque, vivi questa follia
dell'ego cristallizzato nella paura, nel senso di colpa, di inadeguatezza,
di risentimento.
Per liberarti da tutto questo è necessario importi una strana
disciplina. Se capisci veramente il tuo errore, se lo contempli,
lo identifichi, ci dormi sopra, dopo un poco inizierai a riconoscerlo
nella quotidianità dei tuoi gesti e delle tue piccole scelte.
E inizierà a starti antipatico questo pensiero di te perché
avrai capito quanto caro ti costa. E via via che sperimenterai la
forma positiva del pensarti in modo non diviso dal mondo, sarai
invogliato dal piacere che ne ricavi a perfezionarti, ad approfondire
quelle scelte, identificare e smascherare i comportamenti che negano
il tuo diritto alla vita e all'amore e alla gioia. Non è
semplice, non è immediato ma è vincente e molto appassionante.
Buona fortuna.
La
meditazione che aiuta a
sciogliere i pensieri negativi
Abbiamo
detto che il nucleo delle idee negative sta nel sentire il proprio
ego come qualche cosa di altro rispetto all'universo. Il problema
è questa interruzione, questa frattura, questa contrapposizione
tra me e tutto il resto. Una volta che l'hai capito e hai visto
come, giorno per giorno, vivi nella proiezione dei tuoi pensieri
negativi, puoi praticare due tecniche di meditazione molto utili.
La prima consiste nell'immaginare di perdere i propri confini corporei
e fondersi con l'ambiente, la seconda è la meditazione sulla
luce interiore. Dopo le prime esperienze con la
meditazione passiva sentirai, rilassandoti, una
sub-sensazione luminosa e colorata dentro di te. Dura pochi istanti
ma è identificabile. Seguila pigramente. Lascia che questa
pseudo-luce ti invada sciogliendo il cristallo duro o riempiendo
la scatola vuota del tuo ego. Riesci a immaginare che la luce invade
tutto il tuo essere e rende ugualmente trasparente e luminoso te
e tutto ciò che ti circonda? Segui questi giochi mentali
per alcuni minuti senza preoccuparti se ti distrai. È sufficiente
sentire un'idea per pochi secondi, poi lascia pure che la mente
vaghi senza meta mentre tu assapori il gusto che questi nuovi pensieri
hanno lasciato dentro di te. Così si aiuta il subconscio
ad assimilare le nuove idee.
ATTENZIONE!
Imparando ad ascoltare se stessi bisogna stare attenti a non "innamorarsi
dei propri doloretti". Se nell'autoascolto mi fisso a individuare
le sensazioni negative "per poi curarle" invio al mio
subconscio un messaggio negativo che lo indurrà ad accontentarsi
producendo sempre più numerosi doloretti. Nell'autoascolto
è meglio (molto meglio) privilegiare sempre le sensazioni
piacevoli. È ascoltando il piacere che facciamo crescere
il nostro benessere. Ad esempio, ai primi sintomi dell'influenza,
ascoltare tutte le sensazioni senza opporsi ma anche individuare
(soprattutto) le sensazioni gradevoli che, nell'intorpidimento influenzale,
accompagnano il malessere. Questo è importante perché
generalmente anche in una situazione "dolorante" ci sono
molte sfumature percettive: non tutte sono dolorose, alcune sono
neutre, altre leggermente piacevoli.
Per spiegarmi meglio faccio un esempio: da bambini capita di far
giochi "dolorosi" come mordersi da soli o fare il gioco
del battimani con altri. Lo stato di coscienza del gioco ci porta
a sentire il dolore ma a non fermarci a identificarlo, tesi come
siamo al divertimento del gioco. Ritrovare quest'attitudine "che
non si sofferma sul dolore" è uno straordinario metodo
di autocura. Non si tratta, ripeto, di resistere al dolore o di
contrarsi; come si è detto queste due reazioni tendono a
negare il dolore e quindi non permettono la comunicazione mente-corpo
e l'innescarsi dei processi spontanei di autocura. Si tratta di
accettare il dolore, guardarlo, arrendersi, accoglierlo in modo
rilassato, perché è un nostro alleato, è la
cura.
Contemporaneamente però bisogna evitare di crogiolarsi nelle
sensazioni dolorose: una volta che il dolore ha raggiunto il cervello
liberamente è più gradevole e strategicamente corretto,
sintonizzarsi sulla percezione del piacere, non concentrarsi sul
dolore ma distogliere l'attenzione lasciandosi attrarre da una sensazione
interna piacevole (o anche esterna: un odore, un suono, una carezza,
ecc.).
|