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meditazione più potente è il semplice e pigro ascolto.
Ma all'inizio si ha bisogno di una "tecnica guida" che ti
indirizzi. Perciò dopo i primi esperimenti di meditazione passiva
potrai sperimentare la particolare tecnica che ti propongo. Iniziamo
spiegando il concetto di meditazione.
MEDITAZIONE,
CHE GRAN CONFUSIONE
Ho
incontrato molte persone che mi hanno detto: «Ho provato a
fare meditazione ma non ci riesco.» Impossibile, dico io,
meditare è la cosa più facile che ci sia. Il problema
è che c'è un enorme malinteso. Meditare non vuol dire
concentrarsi, costringere la propria mente a pensare a questo o
a quello. Gli esercizi di concentrazione servono, in teoria, a prepararsi
a meditare ma non sono meditazione. Anzi secondo me sono inutili,
se non dannosi.
È inutile tentare di impedirsi di pensare, è una cosa
impossibile. Se penso a non pensare sto comunque pensando. Ugualmente
non è buona cosa tentare di meditare in posizioni scomode:
uno è tutto preso a resistere ai dolori alle ginocchia e
ai crampi alla schiena e non riesce proprio a meditare. Lo scopo
della meditazione è quello di rilassare il cervello, farlo
riposare, restituire al corpo quelle energie che la mente si accaparra
per seguire paure, ansie, ecc. Noi impieghiamo molte energie per
pensare e ripensare le stesse cose, in modo paranoico. Pensando
ci sforziamo. Bisogna smettere di fare questo. Non bisogna cercare
di non pensare, bisogna smettere di sforzarsi a pensare. Essere
pigri, sonnolenti, sornioni.
Quando pensiamo possiamo quasi sentire la sensazione del pensare,
lo sforzo del cervello. Ecco, rilassatevi. Non investite più
nel lavorìo mentale. Regalatevi cinque minuti di tregua.
Sdraiatevi comodi, respirate profondamente, morbidamente, rilassatevi,
sbadigliate. Accantonate per un attimo tutti i problemi che vi agitano.
Dovete liberare il cervello ingorgato. Se lo fate i pensieri vi
fluiranno in testa da soli uno dopo l'altro. Un pensiero arriva,
vi passa per la testa. Se voi non ci mettete la vostra volontà
a seguirlo, lo lasciate andare, questo pensiero vi esce dalla testa
e subito ne arriva un altro. Lascerete andare anche quello e ne
verrà un terzo e così via. Non succede nulla di travolgente
o soprannaturale. Semplicemente smettendo di tenere sotto pressione
il vostro cervello, questo si svuota dei pensieri. Si rilassa.
Dopo qualche secondo che fate questo, sentite un prurito, una voce,
un profumo. Bene, ascoltateli. Questo è ottimo. Quando ascoltate
passivamente, senza aguzzare le orecchie, il vostro cervello è
ancora più rilassato di quando lasciate fluire i pensieri
senza sforzo. Ma non sforzatevi di ascoltare, dopo qualche momento,
di nuovo un pensiero vi viene in mente, voi lo seguite per qualche
secondo, poi vi ricordate che non avete voglia di pensare attivamente,
siete pigri, lo lasciate andare e ne arriva un altro. Andando avanti
così per qualche minuto arriverete a uno stato di torpore
o vi addormenterete.
La cosa eccezionale che accade è che mentre meditate vi distraete,
per qualche istante. Ovviamente non ve ne potete accorgere perché
si tratta di pochi secondi di tempo, ma succede: il cervello si
spegne e tutte le vostre forze fluiscono al corpo, curandovi l'ulcera
e il mal di fegato. Per questo dopo qualche minuto di meditazione
vi sentite un filo meglio e un filo più riposati. È
una sensazione che cresce col tempo. È meraviglioso e non
costa niente. Provateci.
MEDITAZIONE...
OHH CARA...
Quindi per meditare bisogna soltanto essere pigri. Non sforzarsi
a pensare. Succede allora che i pensieri vi entrano in testa ma
voi non avete voglia di seguirli, lasciate andare un pensiero e
subito ne arriva un altro. Poi sentite che vi prude un dito o sentite
un suono e voi lo ascoltate senza aguzzare le orecchie. Poi arriva
un altro pensiero e voi lo lasciate, e così via per cinque
minuti.
Come ho già detto, facendo così passate dal pensiero
attivo, volontario a quello passivo, involontario. In questo modo
provocate il fatto che vi distraete. Cioè il cervello, senza
che voi lo vogliate o ve ne accorgiate, si spegne per qualche istante.
Mano a mano che meditate questo tempo si allunga. Distrarsi, interrompere
il flusso dei ragionamenti è fondamentale per il nostro equilibrio
psichico e fisico. Tutti lo facciamo naturalmente. Guidando l'auto
o la bicicletta, guardando la TV, facendo l'amore, attraversiamo
momenti nei quali la noia o l'eccitazione spengono la nostra vigile
razionalità.
Però quando siamo incazzati, il nostro amore ci ha traditi,
la banca ci minaccia, la vita ci va storta, cadiamo in uno stato
di paranoia e non riusciamo più a distrarci, i nostri pensieri
continuano a torturarci la mente in modo ossessivo e angosciante.
Per questo è stata inventata la meditazione. Imparare a disperdersi,
rilassarsi, abbandonarsi nel pensiero passivo, ci aiuta a distrarci
anche nei momenti di sfiga disumana. È un muscolo, una capacità
che cresce col tempo.
Un
caro amico, dopo una conversazione sulla meditazione mi ha detto:
«Sì, ci proverò, ma non so se sono capace di
farlo.» La difficoltà nel fare meditazione sta proprio
e soltanto in questo modo di pensare. Noi siamo convinti che per
ottenere qualche cosa di importante dobbiamo agire. E tanto più
quello che vogliamo ottenere è importante tanto più
sarà difficile quello che dobbiamo fare. Visto che si dice
che la meditazione è importantissima e che porta addirittura
al Nirvana, al Tao e allo Zen, figuriamoci quanto sarà difficile
riuscire a farla. E invece no. L'unica difficoltà sta nell'accettare
l'idea che non bisogna fare proprio un bel niente. Bisogna smettere
di fare qualche cosa, questo sì. Bisogna smettere di sforzarsi
a pensare. Non bisogna pensare attivamente. Tutto qui. Possibile
che non siate capaci di fare un bel cavolo di niente?
KIT
DA VIAGGIO
Dopo
aver fatto un po' di pratica con la meditazione passiva (almeno
tre o quattro volte) e solo dopo che avrete ben individuato lo sbiro,
potrete partire per questo giro turistico speciale. È un'esperienza
che è una bomba. La chiameremo: "Il tuffo dal ponte
nella botte di rosolio". Ti porta al nocciolo in un soffio.
Ho anche preparato un piccolo kit di immagini da viaggio che ti
serviranno per mantenere la rotta.
Iniziamo a vedere questa attrezzatura mentale. Ti sarà utile
nello stato di abbandono quando solo il pensiero per immagini è
funzionante. Il pensiero verbale, il più faticoso, è
inutilizzabile se sei in uno stato di coscienza rilassato.
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Guarda
la scaffalatura. Rappresenta i 4 livelli fondamentali dello stato
di coscienza. Sul ripiano c'è il libro (la razionalità),
sul secondo la scarpa (la percezione di sè: la scarpa stretta
dà fastidio). Nel terzo ripiano c'è la scatola, (il
mondo delle micro percezioni intime). Per terra, sotto la scaffalatura
c'è il bicchiere vuoto (la totale assenza di coscienza, il
satori). È importante che tu abbia chiara questa mappa degli
stati di coscienza. Il tuo viaggio è in discesa, parte dal
primo scaffale (il libro) e scende verso il bicchiere vuoto.
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Immagina
una donna vicino a un manichino
Mentre cerchi dentro di te, sarai sempre davanti a un'alternativa:
proseguire la ricerca oppure arraffare quello che hai già
scoperto e usarlo sfruttando i vantaggi materiali che ti offre.
Durante il viaggio devi sapere che ti conviene sempre scegliere
la donna che è viva, anche se hai paura delle emozioni che
ti dà e del suo possibile rifiuto. Invece sarai sempre tentato
di scegliere il manichino che è un oggetto, che ha un prezzo,
che si può vendere. Devi decidere se vuoi usare la meditazione
per arrivare a sentire di più la vita (ma devi continuare
ad ascoltare) oppure preferisci un vantaggio materiale: essere più
sicuro di te, più forte, più affascinante, possedere
più cose, avere i superpoteri, fare miracoli... con la donna
non puoi fingere, devi ascoltare, aprirti...
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Guarda
la tua mano aperta
Se vuoi prendere otterrai solo vantaggi passeggeri. Se non chiudi
la mano, se la tieni aperta, potrai toccare il mondo. Vuol dire:
ricordati di non contrarti.
Il
volo della farfalla è fluido e incessante
"Voler osservare lo sbiro" non vuol dire tentare di fermare
la mente, focalizzando l'attenzione sullo sbiro. Al contario, si
tratta di seguire il vago girovagare tra distrazione, ascolto, pensiero
a immagini e pensiero verbale. Solo quando la mente girovagando
si ricorda, spontaneamente, senza sforzo, che tu volevi ascoltare
lo sbiro, solo allora, puoi guardare lo sbiro. E solo per un secondo
o due, poi l'attenzione si volge altrove. L'immagine è quella
di una farfalla che svolazza e ogni tanto si posa su un quadrato
bianco. Allora, e solo allora, puoi guardare oltre la finestra e
vedere lo sbiro, sentirne il profumo.
PRONTI...
PARTENZA... VIA!
Ora
che vi siete impossessati del corredo mentale da viaggio avete tutto
quel che vi serve. Sdraiatevi, rilassatevi, sbadigliate, sorridete,
respirate, regalatevi un po' di tempo. Partite ascoltando il piacere
del respiro. Poi, a intermittenza, liberamente, osservate se percepite
lo sbiro da qualche parte. Quando lo percepite non afferratelo.
Non resistete, lasciate che si ampli, che cresca, che invada tutto
il corpo. Per farlo vi serviranno molti singoli istanti di ascolto
intermittente.
Quando avrai lo sbiro nel tuo campo percettivo lascia che la sua
corrente di energia ti pervada. Lascialo crescere, lascia che arrivi
alle gambe, ai piedi, alle braccia e poi alla testa, superando la
strettoia del collo. Apriti alla sensazione. Osservala senza resistere,
si scioglierà in piacere.
Dopo circa un quarto d'ora, mezz'ora di questa meditazione, sentirai
sensazioni molto particolari. Alcuni arrivano a percepire un calore
fortissimo, altri si sentono luminosi, altri perdono il senso del
confine fra il proprio corpo e il resto del mondo, altri si sentono,
più semplicemente, molto bene. In ogni caso è un'esperienza
che arricchisce. Se sei riuscito a seguirmi fino a qui, sei alla
meta. Ti basterà restare per qualche giorno ad ascoltare
i microscopici "sbiri" che si susseguono ogni minuto,
più o meno piacevoli, più o meno fastidiosi, e non
riuscirai più a scrollarti di dosso queste sensazioni. Sono
troppo al centro di te per non sentirle quando ormai le hai identificate.
Un tassello nuovo si è aggiunto alla tua conoscenza e non
lo puoi dimenticare. Una volta che l'hai visto sai che c'è.
Praticamente hai le mani sul rubinetto delle tue percezioni, senti
il tubo, senti la saracinesca che lo tappa e senti le sensazioni
che vibrano oltre il metallo e senti che è piacevole. Ma
non preoccuparti, la tua vita non cambierà tutto d'un botto.
Semplicemente non aprirai il rubinetto. E ti accorgerai che non
lo apri perché non vuoi aprirlo. Temi che tutta quell'ondata di
energia travolga le tue abitudini e i tuoi piaceri mentali con un
getto insostenibile di piacere fisico. Siamo nati in gabbia, abbiamo
paura di uscire fuori sotto il sole. Abbiamo tutti i nostri tic,
ai quali siamo tanto affezionati. Soprattutto amiamo quella vita
irreale con la quale giochiamo.
Io passo ore a immaginarmi avventure nelle quali sono l'eroe o la
vittima... A pensare e a ripensare fantastici progetti futuri o
evoluzioni negative di cavolate fatte in passato... A te succede?
Non è forse questa mania di inventarti un passato, un presente
e un futuro che ti porta a non guardare la gente per quello che
è? Così alla fine ti innamori di una tagliatrice di
teste tedesca convinto che sia una tenera contadinella pugliese...
Noi adoriamo queste vite virtuali che ci hanno fatto compagnia per
così tanti anni. Siamo tossicomani del piacere mentale che
ci dà questo fantasticare onori e vendette. Non importa che
non ci permetta di vedere chi siamo realmente e dove viviamo. Siamo
affezionati. Siamo abituati. Abbiamo paura di cambiare. Paura. È
necessario del tempo per lasciarsi andare fino in fondo. Devi esaurire
tutte le tue vite virtuali. Dissiparle. Quando mi sono reso conto
che in realtà avevo messo la mano sul super-rubinetto cosmico
e non avevo il coraggio di aprirlo, ci sono restato male.
Ma come? Dopo tanti anni... finalmente sei lì... e ti fermi?
Sono stato male tre giorni nello scoprire che io non volevo andare
avanti. Viene fuori un'immagine diversa di te stesso. Ti vedi con
tutte le tue manie e le tue paure. È una nuova consapevolezza
di te. Non importa se ti sei bloccato. L'essenziale è esserne
consci. Sapere dov'è il rubinetto e a cosa serve. E tenerci
la mano sopra.
Col tempo, ascoltando le vibrazioni dell'energia vitale compressa
nei tubi, dentro di noi, la paura si scioglierà. Già
è molto bello mettere al minimo il motore del cervello, essere
pigri, sbadigliare, respirare, sorridere, ascoltare la vita rimbombante
oltre la saracinesca del rubinetto. Già questo è un
grande piacere. Che importa se impiegherai uno o dieci anni a trovare
il coraggio di aprirti. Ora che sai che il fuori è dentro
di te, niente altro importa. Sei arrivato. Shalom.
Post
Scriptum (sussurrato)
L'illuminazione è sulle tue dita; contemplala senza afferrarla.
E
SE NON RIESCO A FARE MEDITAZIONE PASSIVA?
Può
essere che tu sia in un periodo molto stressante della tua vita.
Quando l'ansia ti prende non riesci a stare sdraiato a meditare
passivamente. Dovrai aspettare un momento più favorevole
per fare questi esperimenti avanzati.
C'è un tipo di meditazione che ti può aiutare: correre.
Se non ti piace correre, va bene qualunque attività comporti
sforzo fisico. Metticela tutta, stancati allo stremo e poi lasciati
andare per terra.
La prima cosa che farà il tuo corpo per superare la stanchezza
sarà di spegnere il cervello per un minuto o due. Poi l'attività
mentale riprenderà, all'inizio a sprazzi, con pensieri fatti
di immagini e non di parole. Se il movimento veloce non ti piace,
prova a danzare, a dipingere, suonare, coltivare le piante, cucinare,
far l'amore. Cerca di abbandonarti in queste attività. A
tratti perderai la coscienza di te, sarai totalmente immerso in
quel che fai e l'attività razionale sarà ridotta al
minimo... Cioè sperimenterai diversi livelli di quello che
viene chiamato "stato di trance". Se neppure questo ti
riesce mettiti a scrivere, leggere o guardare film (tieniti sul
genere comico mi raccomando, i film di orrore e violenza non ti
aiutano a rilassarti). Quando c'è di mezzo la parola, scritta,
letta o ascoltata, non è possibile spegnere del tutto il
cervello verbale (sennò non si capiscono le parole). Però
anche così si scivola in stati di coscienza nei quali il
pensiero è passivo.
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