4a CHIAVE: È POSSIBILE MANEGGIARE GLI STATI D'ANIMO

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Category: Chiavi del Cambiamento
Published on Saturday, 18 June 2011 08:07
Written by Redazione
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Siamo abituati a considerare il buono o il cattivo umore come dati di fatto immutabili. Eventi che ci colpiscono senza che noi si possa fare nulla. Abbiamo visto che a volte questi stati d'animo derivano da incrostazioni psicologiche risalenti al nostro passato. Lo abbiamo visto parlando dell'istinto di conservazione.
Negli anni settanta l'americano Bandler ha scoperto che si possono influenzare positivamente anche gli stati d'animo, intervenendo non sulle idee (come fa la psicanalisi) ma sui modi di pensare. Detta così sembra una cazzata mostruosa ma lasciate che mi spieghi. Tutti facciamo così, senza esserne consapevoli. In ogni momento scegliamo quali modalità operative deve seguire il nostro cervello (Bandler le chiamò submodalità).
Ad esempio c'è chi la mattina, quando la sveglia suona, si motiva ad alzarsi pensando a come starà bene quando sarà arrivato in orario al lavoro e a quante cose soddisfacenti farà poi durante tutta la giornata. C'è chi invece esce dal letto spinto da una voce interiore minacciosa che enumera i disastri che lo colpiranno se non schizza fuori dalle lenzuola.
Ovviamente utilizzando la prima motivazione avremo meno probabilità di suicidarci mangiando 800 chilogrammi di aringhe marce e cipolle con la nutella (almeno avremo meno probabilità di farlo prima di aver compiuto i 37 anni). È possibile che una persona che usa una motivazione terroristica per alzarsi dal letto, si renda conto dello sbaglio e inizi a motivarsi più dolcemente?
Sì. Per farlo bisogna usare, come al solito, un sistema idiota. Bisogna "dialogare con se stessi". Chiedere alla voce interiore minacciosa di parlare più lentamente, con un tono più basso e più dolce. Incredibilmente questa voce interiore cambia accontentandoci. Si può così modificare lo stato d'animo col quale ci si alza dal letto non imponendosi di pensare cose diverse ma intervenendo sulle submodalità che producono gli stati d'animo. Ancora una volta agiamo usando una tecnica "di rimbalzo". E ancora una volta la mente irrazionale, quando capisce che cosa vuoi, subito segue il tuo desiderio. Svegliarsi con un pensiero positivo diventa automatico. So di non averti ancora convinto. Come può essere che "parlando con me stesso" mi ubbidisco? Beh, non sarebbe poi così strano... Ma vediamo meglio la questione. Facciamo un esperimento.

RENDIAMO PIÙ BELLI I RICORDI

Scusa se te lo chiedo: prova a ricordare un evento triste che ancora ti dia fastidio rammentare. Osserva come ti torna alla mente. Molto probabilmente le immagini ti appaiono così come le hai viste quando l'episodio sgradevole è accaduto. Rivivi la scena in prima persona. Il film registrato dal tuo cervello viene riproiettato così com'è, a colori, con il volume alto.
Prova ora a ricordare un avvenimento gioioso. Probabilmente lo rivedrai come se fossi al cinema, vedi tutto come se guardassi la scena dal di fuori, da lontano, diventando spettatore di te stesso. Ricordando le cose così, si valorizzano i ricordi negativi e si annacquano quelli positivi.
Prova a fare il contrario. Rivivi il fatto negativo vedendolo da fuori, allontanandolo, togliendo i colori, abbassando il volume. Ti sembrerà meno forte la sensazione negativa. Se comunque ancora la senti, prova a immaginarti nella stanzetta del proiettorista mentre guardi te stesso seduto in platea che osservi lo schermo sul quale scorrono le immagini del ricordo. Prova a far scorrere in avanti la pellicola velocemente. Poi rivedi tutto il film al contrario e poi di nuovo in avanti a velocità normale.
La carica di emotività negativa inizia a diminuire? Ora prova a prendere un ricordo bello, riguardalo come se lo rivivessi. Metti dei bei colori, aggiungi riflessi luminosi, spargi nell'aria stelline luccicanti, mettici una colonna sonora appassionante.
Aumenta l'emozione piacevole di ricordare? Se ripeterai questa operazione per quattro o cinque ricordi positivi, e altrettanti negativi, la tua mente istintiva capirà che questo è meglio, e provvederà, con il solito automatismo, a riposizionare tutti i ricordi nel modo più gradevole.
Il vostro passato non cambierà ma ne trarrete un bilancio leggermente più positivo e questo incoraggerà un maggior ottimismo. Ma non è certo questo l'elemento che ci interessa di più. Se tutto si riducesse a un'opera di maquillages dei ricordi forse non ne varrebbe la pena.
Fare questi esperimenti è fondamentale perché maneggiando i nostri ricordi, senza accorgercene, modifichiamo in modo drastico il punto di vista sulla nostra mente.
Dopo aver sperimentato la modificazione delle submodalità dei ricordi, qualunque cosa succeda io considererò il fatto in sé solamente come una parte dell'avvenimento. Sarò conscio che il mio stato d'animo non dipende solo da quel che accade ma pure da come lo recepisco, lo leggo, lo memorizzo. Il puro avvenimento diventa di importanza relativa. Non è più il tutto ma solo una parte. Imparo così che, se non posso agire sugli avvenimenti, posso maneggiare il mio rapporto con i fatti.
Questa coscienza cambia la prospettiva attraverso la quale guardo le cose. Quando il tuo amore ti sfugge, pur essendo disperato, mantieni uno spazio di manovra. La tua visuale non è completamente occupata dall'evento, se sei cosciente delle submodalità operative che la tua mente utilizza. Automaticamente dedichi una parte della tua attenzione a osservare che la sofferenza più intensa non è provocata dal fatto, quanto dai pensieri che ci fai sopra. Dalla forma di questi pensieri.
Le persone gelose, ad esempio, trovano sempre un particolare del tradimento che ne amplifica la gravità: «L'hai fatto col mio miglior amico!». «L'hai fatto col mio peggior nemico!» «Non sei venuto a dirmelo!» «Sei stato tanto insensibile da farmelo sapere!»
In realtà non esiste tradimento perfetto.
Comunque tradiate una persona gelosa, questa si imbestialirà come un canguro a cui abbiano pestato la coda. La sofferenza in sé per il rifiuto che leggiamo nel tradimento non ci basta. La amplifichiamo, cercando nell'evento gli aspetti più sgradevoli. Può sembrare poca cosa detto così, ma quando inizia a succedere ti accorgi che è un mutamento molto profondo. Mentre i fatti accadono, la tua curiosità mette in moto un atteggiamento distaccato e imperturbabile che non sembra coinvolto dagli accadimenti.
Dentro di noi ci sono alcune di queste voci interiori. Per l'esattezza, tre. Quella paranoica, rapida, imperiosa, iper razionale e minacciosa, che è l'espressione dell'istinto di sopravvivenza. Quella sognante, infantile, piena di speranza, desiderante, con la quale ti crogioli quando resti a letto, al mattino, a poltrire. È la voce che si esprime nei momenti di flusso, la voce dell'inconscio. Infine, quella voce distaccata. Gli orientali la chiamano "l'osservatore". È l'espressione di una specie di personalità meccanica, che ha la funzione di comunicatore tra mente razionale e mente irrazionale.
Potremo dire che è la razionalità dell'inconscio o l'irrazionalità del conscio. Ha un funzione stabilizzatrice. Nei momenti di pericolo, come nello stress del lavoro, è in grado di ripetere e suggerire le modalità operative precedentemente apprese. Come le due altre voci interiori, ha vita propria. Tutte e tre sono fuori dal controllo del nostro io razionale. Dicono quel che vogliono e non c'è modo di tacitarle. Ed è "l'osservatore" che attribuisce valore agli eventi.

MOTIVARSI IMPARANDO AD ATTRIBUIRE VALORE
(ovvero come arricchirsi di nuove passioni)

Da dove nasce il piacere di leggere, ascoltare musica, dipingere, coltivare cavoli, ballare il tip-tap, aiutare i ciechi ad attraversare la strada o rovinarsi i pomeriggi dandosi cazzottoni in faccia fingendo che sia boxe?
Perché alcuni hanno molte passioni rilassanti e piacevoli, che riempiono la loro vita, e altri non c'è nulla che li diverta e non sorridono neanche se una cassa d'oro gli piove sulle mani fracassandogliele? È risaputo che le passioni fondamentali della vita nascono nei primi anni. Io adoro disegnare per via che mio padre disegnava con me con i pennelli e i tubetti di tempera. Mi piace lo stile romanico perché mio padre mi portava nelle chiese romaniche e mi diceva: «Guarda qua che bello! Vedi questo mostro com'è spiritato? E questo giallo? Il pittore ha avuto un bel coraggio a mettere qui questo giallo». Mi piace respirare profondamente perché mia nonna, quando avevo paura, mi diceva: «Respira profondamente!» e poi mi sorrideva e mi faceva una carezza.
Gli adulti insegnano così ai bambini ad apprezzare le cose.
Ai bambini piace perché si sentono considerati e amati. Lo vivono come un gioco e un gesto di attenzione. È anche risaputo che tante più passioni i genitori avranno coltivato insieme ai figli, tanto più facile sarà per questi scoprire nuove passioni in età adulta. È come se avessero allenato un muscolo che gli dà la forza di innamorarsi più facilmente del mondo.
Succede così anche per i sentimenti. Le persone che amano molto gli altri sono state fatte oggetto d'amore e hanno imparato, insieme ai genitori, ad apprezzare il prossimo, identificarne le doti, godere della convivialità. Visto che apprezzare le esperienze è una dote acquisita, è possibile imparare a crearsi nuove passioni.
Incredibile ma vero. Anche un musone depresso può diventare un esuberante tifoso delle partite internazionali di scacchi, talmente tifoso da avere dei veri e propri orgasmi cerebrali quando il suo idolo fa scacco matto. Come si fa? Come al solito, si tratta di fare una cazzata mostruosa. Bisogna usare l'osservatore. Ogni volta che casualmente ti capita di divertirti, devi dedicare cinque secondi all'osservatore e dirgli: «Registra che mi sto divertendo» Lui, compìto e distaccato, come al solito dirà: «Questa situazione è divertente!». Lo dirà con la voce poco espressiva di Frankestein, ma l'effetto ci sarà ugualmente. Ogni volta che vi ritroverete poi in una situazione analoga vi ricorderete che è divertente. La gratificazione ricevuta la prima volta, casualmente, verrà riprodotta le volte successive.
In questo modo eviterete di ripetere, come spesso accade, l'errore fatto da quella signora che, dopo una serata passata a ridere, scherzare e ballare, si rovesciò sbadatamente il caffè addosso ed esclamò: «Che serata di merda!» Cioè, il gusto della vita dipende in gran parte dalla capacità di identificare e memorizzare in modo proficuo e utilizzabile il ricordo delle esperienze positive. E di riprovare a ogni nuova analoga esperienza una piacevole sintesi del piacere provato le volte precedenti. Questo fa sì che, coltivando una passione, se ne trae un piacere sempre più forte via via che il tempo passa e la pratica aumenta. A questo ci si riferisce nel Piccolo Principe di Saint-Exupery quando la volpe chiede al Piccolo Principe di "addomesticarlo".
Chi è depresso lo è non perché la sua vita non gli ha mai dato modo di provare momenti di gioia, passione e soddisfazione. Chi non ha provato nulla di gradevole nella sua esistenza probabilmente è già morto.
Il problema dei depressi e dei pessimisti è che non hanno imparato a coltivare le esperienze positive. Custodiscono gelosamente solo le loro sfighe cosmiche. Per questo la gente li fugge come se fossero scoreggioni professionisti.

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