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Ci
sono due tipi di malattie:
mortali e non mortali.
Quelle NON mortali sono le migliori
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STUPIDOVIRUS
Se i virus fossero intelligenti
la mortalità tra i
banchieri sarebbe più alta.
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Se
c'è una cosa che odio sono le malattie mortali. Le odio anche
se non ne ho mai sperimentata una.
Io sono più il tipo che si procura malanni lunghi e dolorosi
e poi muore per uno starnuto.
Questa convinzione non mi ha però impedito di precipitarmi
dal medico per ogni sintomo chiedendogli su quanti mesi di vita
potessi contare. Un medico mi ha detto che sono un "ipocondriaco"
(cioè uno che se la fa sotto al solo pensiero e vede dietro
a ogni foruncolo un tumore). Ma non è vero, sono solo prudente
e prima di curarmi con le medicine dolci preferisco essere sicuro.
Adoro le ecografie e la risonanza magnetica, le analisi del sangue
e quelle delle orine. Disgraziatamente il mio omeopata, che ha studiato
da chirurgo, non vuole visitarmi, mi riceve solo per telefono e
mi dice invariabilmente che non sto morendo, è solo stress.
Essendo un omeopata serio mi prescrive sempre la stessa medicina.
Io la compro, la metto sul comodino e già a guardarla mi
sento meglio. Tengo in casa anche una spaventosa scorta di analgesici
e sonniferi. Perché non si sa mai, mi venisse qualche cosa
di selvaggio e di improvviso che non riuscissi a sopportare nemmeno
con lo yoga, potrei pur sempre entrare in anestesia totale per una
settimana.
L'anestesia totale è meravigliosa.
E anche quella locale non è male. Dal dentista non apro neanche
la bocca prima che mi abbia desensibilizzato tutto fino alle orecchie.
Quando sono totalmente sordo apro le fauci e inizio a fare "Aaaaaahh!"
urlando come un forsennato. Il dentista mi dice di piantarla che
non mi deve guardare le tonsille e che i vicini si sono già
lamentati e i clienti scappano. Ma io non sento niente e continuo
a urlare perché non voglio rischiare di sentire il rumore
del trapano.
Ma torniamo alle malattie mortali. Cosa si fa quando ce ne capita
una?
Il problema delle malattie mortali è il
tempo. In realtà tutte le malattie mortali sono curabili.
Solo che alcune guariscono troppo tardi.
Però c'è una buona notizia: non esiste una
malattia mortale che sia onnipotente. C'è sempre qualcuno
che si salva. Persino se ti piglia la peste bubbonica hai una possibilità
su tre di scamparla. Le epidemie non sono mai riuscite a far fuori
tutta la popolazione, neanche nel Medio Evo.
Per ogni malattia, c'è un 33% di malati che
guarisce comunque, e un 33% di malati che non guarisce in nessun
caso. La cosa importante è far parte del 33% giusto.
Sarebbe stupido se ti dessi consigli su come affrontare una malattia
mortale. Non ho esperienze dirette e non sono un medico. Però
questo principio statistico mi sembra molto importante.
Quali sono le qualità che permettono a
un "condannato" su tre di salvarsi sicuramente?
È solo questione di fortuna e predisposizione genetica, o
c'è qualche cosa che a volte possiamo fare per rientrare
nella percentuale agognata? Abbiamo già detto che molto dipende
dal nostro atteggiamento di fondo, ma c'è di più.
Negli ultimi anni alcuni ricercatori hanno portato la loro attenzione
sul fenomeno dei miracoli, proponendo un punto di vista totalmente
nuovo. Si sono verificati indiscutibilmente migliaia di casi di
persone guarite "miracolosamente", cioè contro
ogni previsione medica. Queste guarigioni vengono ottenute nei modi
più strani: fede, magia, terapie energetiche, figurazioni
mentali, terapie motivazionali, meditazione,
ecc... Certo, queste tecniche guariscono molto raramente, ma è
un fatto che in alcuni casi abbiano successo.
I ricercatori hanno iniziato a catalogare queste tecniche e ne hanno
trovate di ogni tipo. C'è chi immagina centinaia di coniglietti
bianchi e gentili (la cura) che divorano una prateria di erba verde
(il male). C'è chi prega, chi va a Lourdes. Chi inizia a
dipingere il suo male. Chi usa il sorriso e sorride a ogni organo
dedicando a questa attività mentale un'ora al mattino e una
alla sera. C'è chi partecipa a riti sciamanici. Chi usa i
minerali, chi la luce colorata, la musica, il viaggio extracorporeo,
intrugli rivelati in sogno da una vecchia zia morta in Burundi.
C'è chi viene curato dagli angeli e chi combatte il male
trasformandosi nel proprio animale guida, chi usa gli allucinogeni
e chi si dedica alla cerimonia del the o usa il Chi-Kung (altrimenti
detto Qi-Gong).
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Non solo il riso ma anche
il semplice sorriso
può provocare
reazioni fisiologiche
positive.
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Come
ho detto, queste tecniche originali hanno ognuna la capacità
di guarire pochissimi soggetti. Ma, nell'insieme, possono rappresentare
una risorsa di incredibile efficacia per persone che sono state
date per spacciate.
Queste cure fantasiose in effetti sono complessivamente l'unico
sistema efficace se la medicina normale non lascia speranze. Come
diceva qualcuno (forse Sherlock Holmes): «Scartate tutte le
ipotesi possibili, restano soltanto le ipotesi impossibili».
La difficoltà sta nel riuscire a trovare quella particolare
terapia alternativa che funzioni con te, e prima ancora, nel riuscire
a spiegarci queste guarigioni miracolose. Anch'io, come molti, ritengo
che non si tratti di miracoli nel vero senso della parola, ma dal
risultato di un rapporto corretto con il nostro subconscio. Esso
ha potenzialità inespresse enormi. La vita di ognuno di noi
soffre di determinati squilibri dovuti al disordine alimentare,
allo stress, all'ambiente dove viviamo, alle abitudini sbagliate.
L'inconscio registra questo squilibrio e decide quale malattia particolare
dovrà servire a ristabilire quell'armonia che garantisce
la sopravvivenza.
Con la malattia il corpo si mantiene in vita.
Per questo avere piccole malattie spesso non è un male.
Vuol dire che il subconscio reagisce subito a ogni stato di disordine.
Ed è la malattia stessa che, provocando i sintomi adatti,
inizia a curare lo squilibrio. Alla fin fine, il dolore che un malanno
provoca, è esso stesso la medicina.
Questo è importante perché la malattia mortale è
guaribile solo nel caso che sia provocata da un errore del subconscio.
Infatti solo se il subconscio ha realmente la possibilità
di correggere l'errore possiamo sperare in un successo delle terapie
non convenzionali. Voglio dire che ci sono casi nei quali nessuna
medicina può avere effetto, perché le cause del male
sono indipendenti dal subconscio e fuori dalla possibilità
della medicina ufficiale.
Se vi sparano, mangiate un chilo di cianuro, vi becca un virus davvero
micidiale o avete una tara genetica, non c'è antibiotico
né miracolo che tenga. Ma questo lo potete sapere solo dopo
che siete morti. Finché c'è vita, c'è la possibilità
di scovare il tasto giusto che potrebbe attivare "miracolosamente"
la guarigione.
Questo discorso è particolarmente valido per alcune malattie
degenerative, come i tumori o le leucemie. Le più recenti
indagini dimostrano proprio che questi processi di autodistruzione
delle cellule sono attivati da meccanismi difensivi dal nostro corpo
che si sbagliano e iniziano ad attaccare le cellule sane.
In casi come questi è proprio come se l'inconscio avesse
schiacciato un pulsante sbagliato. L'unica possibilità di
guarire sta nel riuscire a riportare l'interruttore nella posizione
corretta. Ma la mente razionale non ha la possibilità di
accedere direttamente all'interruttore, né di comunicare
all'inconscio la necessità di farlo.
Ecco che subentra lo sciamano che, se è fortunato, riesce
a dire al subconscio «Fai scattare di nuovo l'interruttore!»
e viene obbedito. Che lo faccia vestito da indiano, parlando in
latino, mimando un'operazione chirurgica, emettendo polverine dorate
dalle dita o vestendo un camice bianco da grande medico europeo,
poco importa.
L'importante è che trovi la parola "magica" che
porterà l'inconscio a capire il proprio errore. Qualcuno
chiederà: «Ma allora è colpa del subconscio?».
A volte sì, magari solo in parte, a volte no. Comunque è
"colpevole" solo per modo di dire. Lui fa il suo mestiere
ed è bene così. Non è colpa sua se ci sono
tante difficoltà di comunicazione tra conscio e inconscio,
per ragioni che hanno radici molto lontane nella storia della nostra
cultura.
Come vedremo è però possibile risolvere questi problemi
di comunicazione, prevenendo così l'insorgere delle malattie
gravi. Ma se vi trovate già a fronteggiare un brutto male,
allora non avete tempo per piangere sul latte versato.
Nessuno può decidere per te. L'unica possibilità
che hai è affidarti alla cura che più ti ispira, sperando
di beccare quella che funziona.
Come si fa a incontrare qualcuno che ti faccia
il miracolo giusto?
Riuscire a godersi un miracolo non è una questione di
intelligenza. Le persone intelligenti sono spesso anche molto razionali.
E questo è un problema. Il subconscio è molto irrazionale.
Se tendi a mantenere il controllo sulla situazione non ottieni niente.
Perché le terapie non convenzionali e le magie funzionino,
lasciati andare liberamente alla suggestione. Solo così arriverai
a toccare la zona giusta del tuo cuore, della tua pancia... sì,
perché il cervello inconscio non sta solo nella testa, è
una facoltà diffusa.
Si tratta di seguire un filo affascinante di casualità e
suggestioni. Si tratta di dare spazio ai desideri che l'inconscio
esprime facendoti apparire più luminosa, armonica o morbida
un'idea.
La tua razionalità non può da sola trovare questa
chiave di guarigione. Devi seguire l'intuizione, la curiosità,
le casualità, le coincidenze, il capriccio. Accettare che
sia l'inconscio a guidare la danza, a indicare la strada giusta
con il linguaggio delle emozioni. È una scelta ardua e affascinante.
Devi trovare molta fiducia per seguire così, senza senso
apparente, il girovagare di questa ricerca. E proprio perché
la posta in gioco è la tua vita devi affidarti alla clemenza
dei giudici, alla divina provvidenza, alla tua buona stella. Sei
come Indiana Jones nel film L'ultima crociata, quando deve
attraversare il ponte che non c'è. Se sarai certo dell'esistenza
del ponte invisibile, i tuoi piedi lo troveranno, ma se non hai
fiducia non ci sarà nessun ponte a sostenerti e precipiterai
nell'abisso.
Devi avere una smodata fiducia nel fatto che la forza vitale sia
in te abbastanza forte da salvarti. Forse fallirai comunque ma,
in ogni caso, avrai realizzato un'intimità nuova con la tua
stessa vita. E questa sola, pur nella tristezza della tua esistenza,
ti avrà ripagato della fatica di vivere.
L'unica traccia che in questo viaggio si può
seguire è la piccola luce che brilla dentro di noi. No, non
sto parlando in modo retorico. Parlo di qualche cosa di concreto
e tangibile che puoi sentire se chiudi gli occhi e ti ascolti.
Quante volte l'hai sentita? Cerca di ricordare come ti sentivi nei
tuoi momenti di gioia di innamoramento o come ti senti ogni volta
che scoppi a ridere. Questi stati di felicità sono generalmente
associati a una percezione maggiore della luminosità intorno
a noi. A tratti, per brevi istanti, sembra addirittura di sentire
che questa luminosità si sprigiona anche dentro di noi.
La forza misteriosa che ci fa vivere diventa quasi
palpabile.
Viviamo queste esperienze per troppo poco tempo e dedichiamo troppo
poco tempo ad ascoltare in ogni particolare le sensazioni meravigliose
che questi stati di coscienza ci regalano. Vedremo ora proprio come
si può ampliare la percezione di questa dimensione.
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