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A
proposito di alcune
convinzioni errate
che ci impediscono
di ridere e di star bene
Ti propongo alcuni piccoli esperimenti... Ti basteranno alcuni minuti.
Non pretendo che tu creda a quello che dico ma se farai questi esperimenti
potrai provare direttamente alcune reazioni fisiologiche del corpo
e della mente.
È possibile cambiare ridendo?
(piccola digressione sul metodo e sulla disciplina)
È pieno il mondo di gente che ti offre un futuro migliore...
In cambio, però, ti chiedono di aderire a qualche fede o
ideologia, di credere in loro, di fare sacrifici, essere disciplinati
e soffrire. La filosofia del ridere nega tutto questo.
Non è possibile migliorare la tua vita
facendo qualche cosa che non ami fare.
Dicendo questo non voglio negare che nella vita ci sia sempre
un certo grado di difficoltà. Ma un conto è spalare
la merda del tuo cavallo perché lo ami e vuoi che la sua
stalla sia pulita, un conto è spalare merda perché
ti pagano e tu lavori per comprarti una pistola per ammazzare tutti
i cavalli.
Non ho niente contro la disciplina. Io adoro la disciplina a patto
che sia gradevole e gioiosa. Passo tutti i giorni almeno quattro
ore a scrivere o disegnare. È un esempio di disciplina. Ma
è una disciplina alla quale non posso rinunciare. Mi piace
troppo.
Sì. Si può fare! La nostra sofferenza non dipende
infatti da qualche vizio lubrico che dobbiamo estirpare a martellate.
No. L'umanità soffre a causa di ignoranza, malintesi e pregiudizi.
Ci hanno dato informazioni sbagliate.
Se questi dati errati vengono scoperti e corretti, tutto il nostro
comportamento cambia automaticamente. Non è necessaria nessuna
disciplina sgradevole.
Si tratta di infilare idee nuove nel cervello. È un'attività
appassionante. Scopri il gusto di allargare le conoscenze. È
un mutamento immediato, semplice. Perché le idee semplici
sono facili da capire e, appena le capisci, tutta la situazione
ti appare immediatamente, radicalmente diversa.
Ti sarà già capitato un fenomeno del genere. Quando
risolvi un indovinello, quando trovi una soluzione fantasiosa per
uscire da una difficoltà... È come aggiungere sale
alle verdure. Tutti i sapori restano uguali ma ognuno è più
nitido.
Si tratta di posizionare meglio, sentire meglio i singoli elementi
che compongono la scena. Non c'è niente di veramente nuovo
ma tutto è improvvisamente diverso. È cambiato il
punto di vista. Un elemento che prima non prendevi in considerazione
ora ha assunto la sua reale importanza e l'insieme acquista un senso
differente.
Qualcuno dubiterà che mutare profondamente sia così
facile. Eppure è veramente semplice. La vita ci porta a cambiare
di continuo. Non cambiare è davvero impossibile.
Tutto cambia.
Tutti cambiano. La difficoltà sta nel far seguire al cambiamento
nuovi moduli, nuovi frattali, che ci facciano uscire dai binari
dei nostri errori abituali.
È la politica dei piccoli passi.
Mirare subito a cambiamenti lievi che però portino ad avviare
un processo di modificazione. Come moduli, frattali, che via via
si espandono dando vita a nuove forme. Ecco, gli esperimenti che
ti propongo nelle prossime pagine sono così. Piccole modificazioni
di sette punti di vista su sette questioni centrali nel nostro sistema
di giudizio. Se farai tue queste esperienze, avrai attivato un processo
che naturalmente, senza sforzo e dandoti spesso occasioni di ridere
e divertirti, ti porterà a rivoluzionare pigramente la tua
vita.
Incredibile? Giudicherai tu stesso.
In realtà non stiamo dicendo niente di veramente speciale.
Se lo stai leggendo, se ne capisci il linguaggio e il ritmo, è
perché tutte queste idee sono già maturate dentro
di te. In fondo non è mai possibile comunicare qualche cosa
di veramente nuovo... Questo è solo uno strumento col quale,
se vuoi, puoi riordinare in modo più efficiente concetti
e esperienze che hai già acquisito.
Per concludere, vorrei chiarire che, in realtà, quest'idea
del cambiamento profondo e rapido non è mia. A partire dagli
anni '70, diversi gruppi di brillanti psicologi iniziarono a
mettere in dubbio l'efficacia delle psicoterapie che durano anni.
Watzlawick raccolse le sue idee rivoluzionarie nei libri Istruzioni
per rendersi infelici, divertentissimo, e Change (scritto
con Weakland e Fisch). Bandler ha scritto Usare il cervello per
cambiare. Per spiegare meglio questo approccio, ecco come Bandler
affrontò la situazione di un bimbo gravemente traumatizzato
perché, mentre stava giocando in un covone di fieno, ne aveva
presa una manciata dove c'era dentro un serpente. Lo spavento era
stato tale che il bambino non era più riuscito a dormire
e aveva difficoltà a mangiare.
Bandler si era fatto raccontare il fatto dal bambino e subito aveva
esclamato: «Ecco chi era quel bambino!. Ma lo sai che è
appena andato via un serpentello che era terrorizzato perché
mentre stava giocando in un covone di fieno un mostro enorme lo
aveva afferrato, gli aveva urlato in faccia e lo aveva lanciato
lontanissimo?». Il bambino sbarrò gli occhi e poi scoppiò
a ridere.
Guarito!
Sempre Bandler, nel suo libro Usare il cervello per cambiare,
racconta di come "disattivò" un padre autoritario
che aveva trascinato nel suo studio la figlia adolescente e ribelle
"per farla curare". Mentre era lui che aveva bisogno di
cure.
Bandler lo vede entrare come una furia nel suo studio mentre tira
per il braccio la ragazzina ed esclama: «C'è qualcosa
che non va?».
Il padre risponde: «Questa ragazza è
una puttanella».
«Non mi serve una puttana; perché me l'ha portata?».
Ecco un'interruzione degna di questo nome. Questo genere di battuta
iniziale è la mia preferita; con una battuta del genere si
può veramente mandare uno in corto circuito. Se subito dopo
gli si rivolge una qualsiasi domanda, non riuscirà mai più
a tornare là da dove era partito.
«No, no! Non è questo che volevo dire...».
«Chi è questa ragazza?».
«Mia figlia».
«Lei ha costretto sua figlia a prostituirsi!!!».
«No, no! Lei non capisce...».
«E l'ha portata qui, da me! Che schifo!».
«No, no, no! Ha capito male».
Quest'uomo, che era entrato urlando e ringhiando, adesso mi sta
supplicando di capirlo. Ha completamente cambiato prospettiva: ora
non aggredisce più sua figlia ma si sta difendendo. Nel frattempo,
sua figlia, in cuor suo, si sta facendo matte risate. La scena la
diverte moltissimo.
«Beh, cosa vuole che io faccia, allora? Cos'è che vuole?»
Lui allora comincia a spiegarmi cosa voleva. Quando ha finito, dico:
«Lei l'ha portata qui tenendole un braccio piegato dietro
la schiena, e l'ha sballottata qua e là. Questo è
esattamente il modo in cui vengono trattate le prostitute; ecco
cosa le sta insegnando a fare».
«Beh, io voglio costringerla a...».
«Oh, 'costringerla'... insegnarle che gli uomini controllano
le donne sbatacchiandole qua e là, comandandole a bacchetta,
storcendo loro un braccio dietro la schiena e costringendole a fare
cose che non vogliono fare. È così che fanno i protettori.
Le resta soltanto da chiederle dei soldi in cambio».
«No, io non sto facendo questo. È lei che va a letto
col suo ragazzo».
«Si è fatta pagare?»
«No».
«Lo ama?»
«È troppo giovane per poter amare».
«Forse che non amava lei, suo padre, già da piccolissima?»
Ecco che prende forma l'immagine di lei piccolissima, seduta sulle
ginocchia del babbo. Con un'immagine del genere si può mettere
nel sacco qualsiasi padre autoritario.
«Mi permetta di farle una domanda. Guardi sua figlia... Non
vuole che riesca a provare il sentimento dell'amore e che viva il
comportamento sessuale come una cosa piacevole? La morale di oggi
non è più quella di una volta e lei può benissimo
non condividerla. Ma le piacerebbe forse che l'unico modo in cui
sua figlia imparasse ad avere rapporti con gli uomini fosse lo stesso
che ha avuto con lei, quando l'ha fatta entrare in questa stanza
qualche minuto fa? E che aspettasse i venticinque anni per sposare
qualcuno che la picchiasse, la sbatacchiasse, la maltrattasse e
la costringesse a fare cose che non vuole fare?»
... A questo punto il padre non sa più cosa pensare e allora
è il momento di colpire duro. Lo guardi diritto negli occhi,
e gli dici:
«Non è forse meglio che sua figlia impari ad avere
dei rapporti d'amore... anzichè imparare a far propria la
moralità del primo uomo capace di costringerla a fare ciò
che lui vuole? I protettori fanno proprio questo».
Provate a trovare una via d'uscita. Non ce ne sono. Il suo cervello
non aveva più modo di tornare indietro al punto di prima.
E lui non poteva più comportarsi come un protettore. Non
importa se si costringe qualcuno a fare o a non fare qualcosa di
"buono" o di "cattivo" che sia. È il
fatto stesso di costringerlo che gli inculca l'abitudine a farsi
controllare in qualche modo. Ma a questo punto il padre autoritario
non sa più cosa fare. Ha smesso di fare quel che faceva prima
ma non ha niente da sostituirvi.
« Devo suggerirgli qualcosa da fare; potrebbe per esempio
insegnare a sua figlia qual è il modo in cui un uomo deve
comportarsi nei confronti di una donna. Perché allora, se
l'esperienza che sua figlia vive con il suo ragazzo è insoddisfacente,
lei la interromperà.»
L'ho messo nel sacco. Sapete cosa significa? Adesso lui deve costruire
una solida relazione positiva con sua moglie, ed essere gentile
con gli altri membri della famiglia e fare in modo che sua figlia
stia meglio con loro che con quel tizio che le ronza intorno. Che
ve ne sembra, come coazione? A me sembra un ottimo procedimento.
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