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Non
stiamo qui a vedere com'è successo. Fatto sta che la vita
sembra spesso una pasta riscaldata condita col caprino marcio.
E fin da piccolo nessuno mi capiva. Mi hanno separato alla nascita
da mia mamma: per tre ore mi sono sentito orfano e anche lei non
stava tanto bene. Ci sono stati dei giovedì che mi sono sentito
proprio di merda. Mi pareva che un'organizzazione internazionale
di aerofagi si fosse data appuntamento in casa mia per fare un concorso
di peti col fischio. Dei giovedì da incubo: lei mi aveva
lasciato, e i componenti di un reparto di polizia di Padova provavano
su di me una partita di nuovi manganelli che dovevano collaudare
alla svelta. E tutte queste esperienze mi hanno un po' scioccato.
È giusto e utile rendersi conto delle origini del nostro
disagio, ma è anche inutile dedicare i prossimi vent'anni
a piangere e ad autopunirsi finanziando l'acquisto della villa al
mare del nostro psicanalista. C'è però una questione
prettamente psicologica che non possiamo non affrontare. Anche dopo
aver assimilato le 5 chiavi che ti ho proposto, ti troverai davanti
un ostacolo apparentemente insormontabile. Un freno. Qualche cosa
che dentro di te si oppone all'ascolto, al lasciarsi andare e dice
fermamente:
«Non voglio cambiare!»
Bisogna riconoscere questa volontà. Non combatterla, ma capirla
e soddisfarne le aspirazioni. Non ha senso scatenare una guerra
interiore contro se stessi. Bisogna imparare ad amarsi e a capirsi.
Quello che ci spaventa è che, dopo i primi semplici passi,
la coscienza diversa di noi stessi ci porta a sentire in modo più
vivo e potente le nostre emozioni.
La delusione o la gioia, l'ansia o la soddisfazione sono più
forti, le sentiamo con più nitidezza proprio perché abbiamo
aperto il canale dell'ascolto di noi stessi.
Nell'infanzia eravamo capaci di vere e proprie tempeste emotive.
Ci sconquassavano. E spesso erano collegate ai rimproveri e alla
disciplina incomprensibile che veniva imposta a noi animaletti.
Scariche di aggressività e ribellione che finivano per rivolgersi
contro i genitori e gli adulti. Scatti che provocavano riprovazione,
sgridate e rifiuti. Non c'è nulla di più grave per
un bimbo del non sentirsi più in sintonia con il papà
e la mamma. È un allontanamento che il suo cervello inconscio
vive in modo drammatico. Per questo abbiamo imparato a mettere le
emozioni sotto vetro e, appena le sentiamo venir fuori, ci prende
il panico.
Abbiamo il terrore di non saper controllare queste scariche emotive.
In quei momenti d'ira o di pianto ci sembrava di essere posseduti
da un demone, il corpo si contraeva, arrossiva, avvampava, tremava
senza che la nostra volontà di bambini potesse controllarlo.
Non siamo più bambini, possiamo tranquillamente ascoltare
le nostre emozioni senza lasciarci andare necessariamente a comportamenti
asociali.
Quindi, la prossima volta che sentirete partire il freno della
paura delle emozioni, tranquillizzatevi: potete ascoltare la tempesta
di sensazioni che si abbatterrà su di voi senza rimanerne
sopraffatti.
La potenza della possessione emotiva è fisiologicamente
impressionante, ma non ti farà male. Anzi è benefica.
Piangere, ridere, fremere, sentire il cuore che ti balza in petto
o il latte alle ginocchia, sono esperienze vivificanti che fluidificano
le energie e liberano dalle contrazioni profonde. Respira e goditele.
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