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Siamo
abituati a considerare il buono o il cattivo umore come dati di
fatto immutabili. Eventi che ci colpiscono senza che noi si possa
fare nulla. Abbiamo visto che a volte questi stati d'animo derivano
da incrostazioni psicologiche risalenti al nostro passato. Lo abbiamo
visto parlando dell'istinto di conservazione.
Negli anni settanta l'americano Bandler ha scoperto che si possono
influenzare positivamente anche gli stati d'animo, intervenendo
non sulle idee (come fa la psicanalisi) ma sui modi di pensare.
Detta così sembra una cazzata mostruosa ma lasciate che mi
spieghi. Tutti facciamo così, senza esserne consapevoli.
In ogni momento scegliamo quali modalità operative deve seguire
il nostro cervello (Bandler le chiamò submodalità).
Ad esempio c'è chi la mattina, quando la sveglia suona, si
motiva ad alzarsi pensando a come starà bene quando sarà
arrivato in orario al lavoro e a quante cose soddisfacenti farà
poi durante tutta la giornata. C'è chi invece esce dal letto
spinto da una voce interiore minacciosa che enumera i disastri che
lo colpiranno se non schizza fuori dalle lenzuola.
Ovviamente utilizzando la prima motivazione avremo meno probabilità
di suicidarci mangiando 800 chilogrammi di aringhe marce e cipolle
con la nutella (almeno avremo meno probabilità di farlo prima
di aver compiuto i 37 anni). È possibile che una persona
che usa una motivazione terroristica per alzarsi dal letto, si renda
conto dello sbaglio e inizi a motivarsi più dolcemente?
Sì. Per farlo bisogna usare, come al solito, un sistema idiota.
Bisogna "dialogare con se stessi". Chiedere alla voce
interiore minacciosa di parlare più lentamente, con un tono
più basso e più dolce. Incredibilmente questa voce
interiore cambia accontentandoci. Si può così modificare
lo stato d'animo col quale ci si alza dal letto non imponendosi
di pensare cose diverse ma intervenendo sulle submodalità
che producono gli stati d'animo. Ancora una volta agiamo usando
una tecnica "di rimbalzo". E ancora una volta la mente
irrazionale, quando capisce che cosa vuoi, subito segue il tuo desiderio.
Svegliarsi con un pensiero positivo diventa automatico. So di non
averti ancora convinto. Come può essere che "parlando
con me stesso" mi ubbidisco? Beh, non sarebbe poi così
strano... Ma vediamo meglio la questione. Facciamo un esperimento.
RENDIAMO
PIÙ BELLI I RICORDI
Scusa
se te lo chiedo: prova a ricordare un evento triste che ancora ti
dia fastidio rammentare. Osserva come ti torna alla mente. Molto
probabilmente le immagini ti appaiono così come le hai viste
quando l'episodio sgradevole è accaduto. Rivivi la scena
in prima persona. Il film registrato dal tuo cervello viene riproiettato
così com'è, a colori, con il volume alto.
Prova ora a ricordare un avvenimento gioioso. Probabilmente lo rivedrai
come se fossi al cinema, vedi tutto come se guardassi la scena dal
di fuori, da lontano, diventando spettatore di te stesso. Ricordando
le cose così, si valorizzano i ricordi negativi e si annacquano
quelli positivi.
Prova a fare il contrario. Rivivi il fatto negativo vedendolo da
fuori, allontanandolo, togliendo i colori, abbassando il volume.
Ti sembrerà meno forte la sensazione negativa. Se comunque
ancora la senti, prova a immaginarti nella stanzetta del proiettorista
mentre guardi te stesso seduto in platea che osservi lo schermo
sul quale scorrono le immagini del ricordo. Prova a far scorrere
in avanti la pellicola velocemente. Poi rivedi tutto il film al
contrario e poi di nuovo in avanti a velocità normale.
La carica di emotività negativa inizia a diminuire? Ora prova
a prendere un ricordo bello, riguardalo come se lo rivivessi. Metti
dei bei colori, aggiungi riflessi luminosi, spargi nell'aria stelline
luccicanti, mettici una colonna sonora appassionante.
Aumenta l'emozione piacevole di ricordare? Se ripeterai questa operazione
per quattro o cinque ricordi positivi, e altrettanti negativi, la
tua mente istintiva capirà che questo è meglio, e
provvederà, con il solito automatismo, a riposizionare tutti
i ricordi nel modo più gradevole.
Il vostro passato non cambierà ma ne trarrete un bilancio
leggermente più positivo e questo incoraggerà un maggior
ottimismo. Ma non è certo questo l'elemento che ci interessa
di più. Se tutto si riducesse a un'opera di maquillages dei
ricordi forse non ne varrebbe la pena.
Fare questi esperimenti è fondamentale perché maneggiando
i nostri ricordi, senza accorgercene, modifichiamo in modo drastico
il punto di vista sulla nostra mente.
Dopo aver sperimentato la modificazione delle submodalità
dei ricordi, qualunque cosa succeda io considererò il fatto
in sé solamente come una parte dell'avvenimento. Sarò
conscio che il mio stato d'animo non dipende solo da quel che accade
ma pure da come lo recepisco, lo leggo, lo memorizzo. Il puro avvenimento
diventa di importanza relativa. Non è più il tutto
ma solo una parte. Imparo così che, se non posso agire sugli
avvenimenti, posso maneggiare il mio rapporto con i fatti.
Questa coscienza cambia la prospettiva attraverso la quale guardo
le cose. Quando il tuo amore ti sfugge, pur essendo disperato, mantieni
uno spazio di manovra. La tua visuale non è completamente
occupata dall'evento, se sei cosciente delle submodalità
operative che la tua mente utilizza. Automaticamente dedichi una
parte della tua attenzione a osservare che la sofferenza più
intensa non è provocata dal fatto, quanto dai pensieri che
ci fai sopra. Dalla forma di questi pensieri.
Le persone gelose, ad esempio, trovano sempre un particolare
del tradimento che ne amplifica la gravità: «L'hai
fatto col mio miglior amico!». «L'hai fatto col mio
peggior nemico!» «Non sei venuto a dirmelo!» «Sei
stato tanto insensibile da farmelo sapere!»
In realtà non esiste tradimento perfetto.
Comunque tradiate una persona gelosa, questa si imbestialirà
come un canguro a cui abbiano pestato la coda. La sofferenza in
sé per il rifiuto che leggiamo nel tradimento non ci basta.
La amplifichiamo, cercando nell'evento gli aspetti più sgradevoli.
Può sembrare poca cosa detto così, ma quando inizia
a succedere ti accorgi che è un mutamento molto profondo.
Mentre i fatti accadono, la tua curiosità mette in moto un
atteggiamento distaccato e imperturbabile che non sembra coinvolto
dagli accadimenti.
Dentro di noi ci sono alcune di queste voci interiori. Per l'esattezza,
tre. Quella paranoica, rapida, imperiosa, iper razionale e minacciosa,
che è l'espressione dell'istinto di sopravvivenza. Quella
sognante, infantile, piena di speranza, desiderante, con la quale
ti crogioli quando resti a letto, al mattino, a poltrire. È
la voce che si esprime nei momenti di flusso, la voce dell'inconscio.
Infine, quella voce distaccata. Gli orientali la chiamano "l'osservatore".
È l'espressione di una specie di personalità meccanica,
che ha la funzione di comunicatore tra mente razionale e mente irrazionale.
Potremo dire che è la razionalità dell'inconscio o
l'irrazionalità del conscio. Ha un funzione stabilizzatrice.
Nei momenti di pericolo, come nello stress del lavoro, è
in grado di ripetere e suggerire le modalità operative precedentemente
apprese. Come le due altre voci interiori, ha vita propria. Tutte
e tre sono fuori dal controllo del nostro io razionale. Dicono quel
che vogliono e non c'è modo di tacitarle. Ed è "l'osservatore"
che attribuisce valore agli eventi.
MOTIVARSI
IMPARANDO
AD ATTRIBUIRE VALORE
(ovvero come arricchirsi di nuove passioni)
Da
dove nasce il piacere di leggere, ascoltare musica, dipingere, coltivare
cavoli, ballare il tip-tap, aiutare i ciechi ad attraversare la
strada o rovinarsi i pomeriggi dandosi cazzottoni in faccia fingendo
che sia boxe?
Perché alcuni hanno molte passioni rilassanti e piacevoli,
che riempiono la loro vita, e altri non c'è nulla che li
diverta e non sorridono neanche se una cassa d'oro gli piove sulle
mani fracassandogliele? È risaputo che le passioni fondamentali
della vita nascono nei primi anni. Io adoro disegnare per via che
mio padre disegnava con me con i pennelli e i tubetti di tempera.
Mi piace lo stile romanico perché mio padre mi portava nelle
chiese romaniche e mi diceva: «Guarda qua che bello! Vedi
questo mostro com'è spiritato? E questo giallo? Il pittore
ha avuto un bel coraggio a mettere qui questo giallo». Mi
piace respirare profondamente perché mia nonna, quando avevo
paura, mi diceva: «Respira profondamente!» e poi mi
sorrideva e mi faceva una carezza.
Gli adulti insegnano così ai bambini ad apprezzare le cose.
Ai bambini piace perché si sentono considerati e amati. Lo
vivono come un gioco e un gesto di attenzione. È anche risaputo
che tante più passioni i genitori avranno coltivato insieme
ai figli, tanto più facile sarà per questi scoprire
nuove passioni in età adulta. È come se avessero allenato
un muscolo che gli dà la forza di innamorarsi più
facilmente del mondo.
Succede così anche per i sentimenti. Le persone che amano
molto gli altri sono state fatte oggetto d'amore e hanno imparato,
insieme ai genitori, ad apprezzare il prossimo, identificarne le
doti, godere della convivialità. Visto che apprezzare le
esperienze è una dote acquisita, è possibile imparare
a crearsi nuove passioni.
Incredibile ma vero. Anche un musone depresso può diventare
un esuberante tifoso delle partite internazionali di scacchi, talmente
tifoso da avere dei veri e propri orgasmi cerebrali quando il suo
idolo fa scacco matto. Come si fa? Come al solito, si tratta di
fare una cazzata mostruosa. Bisogna usare l'osservatore. Ogni volta
che casualmente ti capita di divertirti, devi dedicare cinque secondi
all'osservatore e dirgli: «Registra che mi sto divertendo»
Lui, compìto e distaccato, come al solito dirà: «Questa
situazione è divertente!». Lo dirà con la voce
poco espressiva di Frankestein, ma l'effetto ci sarà ugualmente.
Ogni volta che vi ritroverete poi in una situazione analoga vi ricorderete
che è divertente. La gratificazione ricevuta la prima volta,
casualmente, verrà riprodotta le volte successive.
In questo modo eviterete di ripetere, come spesso accade, l'errore
fatto da quella signora che, dopo una serata passata a ridere, scherzare
e ballare, si rovesciò sbadatamente il caffè addosso
ed esclamò: «Che serata di merda!» Cioè,
il gusto della vita dipende in gran parte dalla capacità
di identificare e memorizzare in modo proficuo e utilizzabile il
ricordo delle esperienze positive. E di riprovare a ogni nuova analoga
esperienza una piacevole sintesi del piacere provato le volte precedenti.
Questo fa sì che, coltivando una passione, se ne trae un
piacere sempre più forte via via che il tempo passa e la
pratica aumenta. A questo ci si riferisce nel Piccolo Principe di
Saint-Exupery quando la volpe chiede al Piccolo Principe di "addomesticarlo".
Chi è depresso lo è non perché la sua vita
non gli ha mai dato modo di provare momenti di gioia, passione e
soddisfazione. Chi non ha provato nulla di gradevole nella sua esistenza
probabilmente è già morto.
Il problema dei depressi e dei pessimisti è che non hanno
imparato a coltivare le esperienze positive. Custodiscono gelosamente
solo le loro sfighe cosmiche. Per questo la gente li fugge come
se fossero scoreggioni professionisti.
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